[MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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Traccia di mezzogiorno - L’ottavo giorno
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Alberto si svegliò con la sensazione di trovarsi sepolto sotto tre metri di terra. Gli pesava sul petto tutta l’aria che divideva il materasso dal soffitto. E sapeva per certo, nonostante gli riuscisse impossibile crederlo, che non aveva respirato una sola volta dal momento in cui si era addormentato. 
Aprì le palpebre trafitte dagli aghi del sole e lentamente, come uscissero da una nebbia, le macchie che lo circondavano presero forme nette e familiari. Vide Beatrice addormentata accanto a lui, con quei lineamenti sottili e affilati che rendevano ancora più alieno l’enorme grembo sotto il seno minuto. Vide le boccette con gli oli e i tubetti di crema sul comodino. Vide la finestra aperta sul cielo di agosto e in cima a quel cielo, decisamente troppo in cima, un sole gigantesco e dai bordi nitidi. 
Si è fatto giorno ore fa, pensò ancora intontito dal sonno. Poi sussultò come se un calabrone gli avesse punto il cuore e si alzò a sedere con uno scatto: la sveglia non aveva suonato. 
«Dormi sereno, non è lunedì».
Era la voce di sua madre. Se ne stava in piedi sulla soglia della porta spalancata. Alberto guardò la vecchia, i suoi capelli come zucchero filato, gli arti magri e allungati di un levriero. 
«Mamma, che ore sono? Devo correre in ufficio».
«Ti ho detto che non è lunedì» ripetè la vecchia. Sembrava cent’anni più vecchia del giorno prima.
«Ieri era domenica, ti ho portato a messa. E oggi è lunedì» ribattè paziente Alberto.
«No, oggi è un giorno senza nome. Ieri Dio ha riposato e in sogno ha visto il suo errore».
Alberto pensò che il caldo doveva aver sciolto quel poco di senno che restava a sua madre. Si liberò dal groviglio delle lenzuola e si alzó in piedi. Sentì che il sudore gli colava dappertutto giù fino alle caviglie. 
Sua madre gli si avvicinò a piccoli passi.
«Alberto» disse con voce tremante, «Dio ha visto il suo errore e ha deciso di ricominciare da capo».
Tastava il corpo del figlio con mani incerte, come per assicurarsi che non stesse parlando a un’ombra.
L’uomo fece accomodare la vecchia sulla poltrona accanto al letto e andò in cucina per prenderle un bicchiere d’acqua. Quando tornò, sua moglie si era svegliata.
«Beatrice, mamma sta male».
«Che cos’ha?»
«Delira per il caldo».
Alberto si asciugò la fronte con il dorso della mano. Si sentiva bruciare da dentro, come avesse un tizzone acceso al posto del cuore.
«Dovresti essere in ufficio» disse Beatrice con le mani sul pancione.
«Sì, ora chiamo e dico che faccio tardi».
Alberto prese il telefono dal comodino e compose il numero. Restò in attesa.
«È l’ultimo giorno» gridò la vecchia dalla poltrona, «È il giorno dopo il riposo. Il giorno della distruzione».
«Mamma, sta’ zitta un secondo!» esclamò lui, che attese un minuto intero prima di riagganciare. Nessuno rispondeva, avrebbe riprovato più tardi.
«Eccola là! Presagio di morte» tornò a urlare la vecchia.
Alberto si voltò verso il punto che sua madre indicava col dito. Appoggiata al balcone, una civetta li fissava coi suoi occhi tondi e gialli come soli.

Beatrice lasciava che il marito la spalmasse dalla testa ai piedi con creme idratanti e oli contro le smagliature. La gravità aliena di quella mattina le rendeva difficile persino alzare un braccio. Ed era certa che se avesse provato a staccarsi dal letto, avrebbe lasciato lì tutta la pelle appiccicata alle lenzuola. Guardò verso la finestra: la civetta era ancora là, con due occhi da diavolo insonne; e su in alto il sole bruciava la terra, sbiadiva il blu del cielo, faceva sudare persino le pareti della casa.
All’altro capo della stanza, sua suocera si torturava le mani seduta in poltrona e non la finiva più di blaterare.
«E l’ottavo giorno Dio ingoiò la luce, annegò le stelle e asciugò gli oceani, soffocò il vento con tutti gli uccelli, schiacciò le montagne e aprì la terra che fagocitò il cielo intero».
Da quasi un’ora Alberto aveva smesso di zittirla e si limitava a tamponare la fronte della madre con un asciugamano bagnato. Nel corso della mattinata aveva provato ancora e ancora a mettersi in contatto con l’ufficio, ma senza successo.
«Resto a casa» le aveva annunciato dopo l’ultimo tentativo, «dopotutto non posso lasciare te e la mamma in questo stato».
In effetti neanche Beatrice aveva un bell’aspetto. Si era fatta tanto pallida da confondersi tra le pieghe del lenzuolo e ora si lamentava di un insolito odore di polvere che le grattava i polmoni. 
«Siamo noi che torniamo polvere» le rispose la suocera. «Senti la puzza dei nostri corpi che si disfano».
«Mamma, smettila!» urlò Alberto strofinandosi sulla pancia nuda le mani bagnate di lozione.
Proprio in quel momento Beatrice cacciò un grido che sembrava salire dalle viscere della Terra, un grido che gelò il sangue del marito nonostante l’ossigeno della stanza fosse sul punto di prendere fuoco. Si stringeva la pancia con le mani e spingeva, come cercasse di contenere l’esplosione di una stella che le stava dilaniando l’utero.
Alberto non perse un istante e recuperò il telefono dalla tasca. L’ospedale era troppo lontano da quella vecchia villetta in collina. Avrebbe invece chiamato il medico perché salisse in fretta dal paese a valle. Il telefono squillò tre volte, poi rispose una voce familiare ma disturbata e distante, come attraversasse un oceano in burrasca.
«Corri su, Bea sta male. Credo sia il bambino».
«Vengo subito» rispose la voce del medico dall’altro capo del mondo.
Alberto si rannicchiò accanto alla moglie che non la smetteva di gridare. Cercava di calmarla accarezzandole la fronte madida, suggerendole di inspirare ed espirare a intervalli regolari, offrendole una mano che lei stritolò con una forza da gigante. Sentiva la schiena piegarsi sotto il peso del sole e degli occhi gialli della civetta e dello sguardo da pupazzo di sua madre che ora aveva preso a pregare sottovoce. 
Dopo pochi minuti, il campanello suonò.
«È tuo padre che viene a prendermi» disse la vecchia, «portami il vestito buono».
«Papà è morto vent’anni fa. Questo è il medico».
«È tuo padre ti dico».
Alberto corse alla porta e aprì. Davanti a sé trovò soltanto il viale di terra che cadeva a valle fino a perdersi nel paese distorto dall’afa. Un gatto nero ne approfittò per infilarsi in casa e trovare riparo da quel sole assassino. Alberto non ci badò. Richiuse la porta e barcollò confuso verso la camera da letto.
A Beatrice non restava neanche più la forza di gridare. Sembrava un mucchio d’ossa schiacciate da un macigno rivestito di pelle. Alberto si stese accanto a lei con gli occhi chiusi e la abbracciò. Si lasciò cullare da quei lamenti lunghi e bassi simili al canto delle balene, finché non si rese conto che Beatrice soffriva nel sonno, che sua madre aveva finito le preghiere e che ora tutta la casa sudava in silenzio sotto gli occhi vigili della civetta.
Sentì di nuovo il campanello, ma capì subito che era un’altra ombra in cerca di rifugio. Restò sdraiato, consapevole che il torace si era stretto intorno ai polmoni, che il cuore non aveva più spazio per battere, che la gola si era ridotta a una fessura. Aprì gli occhi solo quando sentì che qualcosa gli bagnava le gambe, e vide un liquido nero e denso che colava da in mezzo le cosce di sua moglie. Beatrice respirava piano nel sonno, e a ogni respiro il ventre si sgonfiava, perdeva piano piano la sua solidità di macigno. Un ultimo respiro e la pancia tornò piatta e tesa come sette mesi prima. Un ultimo respiro, poi Beatrice non respirò più.
Alberto richiuse gli occhi e in una volta sola inalò tanta polvere che la sentì seppellirgli l’anima. Attraverso le palpebre vide che fuori si faceva scuro, che il sole finalmente affondava, e un soffio venuto dal nulla fece vibrare le sue ossa e i flaconi sul comodino e tutto il soffitto. Prima di addormentarsi sentì che sua madre si alzava dalla poltrona e gli posava una mano sulla testa.
«Riposati Alberto» gli disse, «che domani è lunedì e ricomincia il mondo».

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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Kuno ha scritto: l’enorme grembo sotto il seno minuto.
Non è verosimile, a fine gravidanza, avere ancora il seno di partenza. In media, cresce di una misura e mezza, in  quanto il corpo si prepara all'allattamento.
Kuno ha scritto: «No, oggi è un giorno senza nome. Ieri Dio ha riposato e in sogno ha visto il suo errore».
Bella la declinazione della traccia dopo "il settimo giorno si riposò" 
Kuno ha scritto: Ed era certa che virgola se avesse provato a staccarsi dal letto, avrebbe lasciato lì tutta la pelle appiccicata alle lenzuola.
Kuno ha scritto: e su in alto il sole bruciava la terra, sbiadiva il blu del cielo, faceva sudare persino le pareti della casa.
Hai fatto il mix con la traccia di mezzanotte!
Kuno ha scritto: All’altro capo della stanza, sua suocera si torturava le mani seduta in poltrona e non la finiva più di blaterare.
«E l’ottavo giorno Dio ingoiò la luce, annegò le stelle e asciugò gli oceani, soffocò il vento con tutti gli uccelli, schiacciò le montagne e aprì la terra che fagocitò il cielo intero».
Genialata!
Kuno ha scritto: Davanti a sé trovò soltanto il viale di terra che cadeva a valle fino a perdersi nel paese distorto dall’afa
Fuori dire letteralmente che il viale dirupava, precipitava (che forse si presterebbe meglio come verbo), o che la caduta sia un miraggio, un effetto visivo  distorto dall'afa?
Kuno ha scritto: Alberto richiuse gli occhi e in una volta sola inalò tanta polvere che la sentì seppellirgli l’anima.
Un'altra frase con un bell'effetto.
Kuno ha scritto: «Riposati Alberto» gli disse, «che domani è lunedì e ricomincia il mondo».
Anche il finale incontra la mia piena ammirazione, @Kuno  (y)

Un unico appunto sul titolo che toglie la suspense.

Il MI ti ritrova senza ruggine e in gran forma!  :muu:   :muu:   :muu:
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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Poeta Zaza ha scritto: Non è verosimile, a fine gravidanza, avere ancora il seno di partenza. In media, cresce di una misura e mezza, in  quanto il corpo si prepara all'allattamento
@Poeta Zaza  Io non so ancora nulla di donne incinte, per fortuna (è presto). Mi sono informato un po’, perché volevo che la mia Beatrice apparisse come una creatura esile dominata da un grembo pieno ed enorme, quasi inquietante. E ho trovato la testimonianza di una donna che sostiene di aver allattato quattro figli con una seconda. 
Nulla che contraddica quanto dici tu, comunque: magari prima della gravidanza era completamente piatta.

Mi sono informato anche sulle cure quotidiane di una donna incinta, perché mi serviva qualcosa per tenere impegnate le mani dei miei personaggi, e google mi ha suggerito il dettaglio delle creme e degli oli antismagliature.
Ovviamente non avevo spazio a sufficienza, ma mi sarebbe piaciuto insistere sulle seccature della gravidanza (la nausea, il mal di schiena…), per torturare ancora di più i miei personaggi già sfiniti dal caldo e dalla “nonna”.
Poeta Zaza ha scritto: Il MI ti ritrova senza ruggine e in gran forma! 
Il MI è un castigo e noi siamo tutti masochisti. Ero sicuro che non ce l’avrei fatta, fuori allenamento come sono, ma leggendo il titolo della traccia di mezzogiorno mi sono detto: questa sembra pensata per te.
Poeta Zaza ha scritto: Hai fatto il mix con la traccia di mezzanotte!
E ti giuro che non l’ho fatto per il gusto di fare lo sborone, ma questo sole che toglie il respiro e brucia la terra mi sembrava sposarsi alla perfezione con la storia che avevo in mente. 

Grazie @Poeta Zaza, come vedi approfitto dei commenti per fare due chiacchiere :muu: 

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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Ciao @Kuno, trovo il tuo racconto ben mostrato, è facile calarsi negli abiti appiccicati dei protagonisti e vedere con i loro occhi.
Tutte le descrizioni sono ben fatte, rendono estremamente vivida l'ambientazione, questo però, con gli esigui caratteri a disposizione, mina la trama.
Kuno ha scritto: «Resto a casa» le aveva annunciato dopo l’ultimo tentativo, «dopotutto non posso lasciare te e la mamma in questo stato»
Ripeti più volte che prova a telefonare per avvisare che farà tardi in ufficio. Sarebbe stato più realistico che si sbrigasse ad uscire, magari lasciando l'incombenza della telefonata alla moglie. Il racconto e la situazione di enorme disagio impongono che rimanga a casa, tanto vale fargli prendere da subito questa decisione.
Kuno ha scritto: No, oggi è un giorno senza nome. Ieri Dio ha riposato e in sogno ha visto il suo errore
Questa mi sembra una spiegazione frettolosa, che meritava maggiori dettagli. Come mai in sogno? Un accenno a cosa, in particolare, abbia portato Dio a voler distruggere il mondo.
Kuno ha scritto: Richiuse la porta e barcollò confuso verso la camera da letto.
A Beatrice non restava neanche più la forza di gridare. Sembrava un mucchio d’ossa schiacciate da un macigno rivestito di pelle. Alberto si stese accanto a lei con gli occhi chiusi e la abbracciò
Lo trovo decisamente poco realistico.
Sei stato bravo a dare conto dell'oppressione e dell'annichilimento dei personaggi, ma non è pensabile che non corrano incontro al dottore o, più plausibile, che non vadano verso un ospedale.
L'impossibilità a farlo deve essere insormontabile. Per quanto malessere abbiano, non dovresti dargli possibilità di scelta, forse aprendo la porta avrebbe dovuto vedere che non c'erano più strade da percorrere.
Kuno ha scritto: Riposati Alberto» gli disse, «che domani è lunedì e ricomincia il mondo
Mi piace molto la frase finale, ma nessun accenno o disperazione per la moglie che, se non ho interpretato male, è morta e il bambino non esiste più? Perché in questa fine del mondo, lui e la madre sopravvivono.

Non credo di aver ben capito il finale di questo racconto e il messaggio che vuoi trasmettere.
Ritengo abbia tutte le carte in regola per essere ampliato come merita, è intrigante, ma a mio parere incompleto.
Alla prossima.
Non cedere al disincanto, vivi i tuoi sogni credendoci fortemente.
Monia

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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Ciao @Kuno,

Si prova vera oppressione e angoscia nel leggere il tuo racconto. Trasmetti queste sensazioni in modo vivido ed efficace. Il senso di armageddon biblico è in ogni parola e immagine che ci proponi. Da questo punto di vista direi che il tuo racconto è perfettamente riuscito.
Trovo meno potente e accettabile la verosimiglianza della trama, o meglio le azioni di protagonisti. Ma ci sta che sia una questione del tutto soggettiva, ora ti spiego perché. 
Prima situazione che mi suona strana: la mamma di lui che entra così senza bussare ne niente nella  camera della coppia per svegliare il figlio. Non è una cosa comune tale invasione di privacy. 
Seconda situazione in cui le reazioni dei personaggi non mi sembrano totalmente logiche. Il protagonista si sveglia è in ritardo per andare a lavoro e cosa fa? Si mette a parlare con sua madre poi con calma chiama in ufficio, non rispondono...beh proverà dopo. Una reazione più logica è vestirsi in fretta e precipitarsi in ufficio, ma prima ancora verificare l'orario su un orologio e non basarsi solo sull'altezza del sole nel cielo per capire quanto si è effettivamente in ritardo. Se poi dall'ufficio non rispondono, intanto mando messaggi e mail, poi comunque mi reco fisicamente sul posto. Non è che lascio perdere così. Per cui ecco, capisco che per la tua storia il protagonista doveva rimanere a casa, ma a quel punto gli avrei fatto inviare un messaggio o una mail in cui avvisava che quel giorno non si sarebbe presentato.
Terzo punto la compagna del protagonista che risulta una figura di contorno, che si fa spalmare di oli senza dire una parola. Forse intuisco perché le hai scelto il nome Beatrice, non so forse ti volevi riferire a una figura angelicata di dantesca memoria, o forse è un caso e ti è venuta così, fatto sta che sembra una bambola. 
Quarto punto, invece di precipitarsi in ospedale Alberto chiama il dottore quando alla compagna si presentano le doglie. Poi il dottore non si presenta in fretta e l'uomo lascia perdere. Una donna in preda ai dolori del parto è spaventosa, fa urli terribili e si contorce dal dolore, non viene spontaneo aspettare, bensì di solito chi le sta intorno cerca di fare qualcosa, fosse anche cento chilometri per raggiungere l'ospedale. Quindi anche in questa scena ci voleva una motivazione forte, una causa di forza maggiore per non mettere alberto in agitazione quando il dottore non si presenta.
Ecco, sembrano tutte situazioni distaccate, oniriche, illogiche, un po' come anche il finale in cui Alberto non sembra neanche dispiaciuto di ciò che accade a Beatrice. 
Queste sono mie considerazioni, però c'è da tenere conto che forse se per il mio istinto le reazioni dei tuoi protagonisti non sono quelle che avrei avuto io, non significa che per tutti sia così.  Probabilmente gli altri lettori diranno cose diverse. 

Talia

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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Ciao @Kuno 
Mi piace questa atmosfera plumbea, nel caldo soffocante, apprezzo situazioni al limite in contesti da fine del mondo, come se si fosse rimasti gli ultimi esseri umani nel pianeta, inconsapevoli attori o spettatori della caduta degli Dei. Perché qualcosa di grave è accaduto, di irreversibile, riportato dalle non credute parole della vecchia mamma del protagonista. Vuoi che sia davvero un castigo divino, un incubo reale, o che gli uomini abbiano davvero tirato troppo la corda sfidando Dio, cosa probabile, si incomincia per un attimo, si entra in una scena all’apparenza normale, un uomo accanto alla sua donna incinta, per addentrarsi sempre più velocemente in una costruzione, in un vortice che porta alla fine.
Molti punti non mi sono del tutto chiari, causa la ristrettezza dei caratteri, alcuni punti si potrebbero approfondire ma anche immergendosi nel contesto generale, immaginando, interpretando, ne esce fuori una rappresentazione drammatica nel suo lento inesorabile crescendo.
Le rappresentazioni ambientali dove si svolge l’azione, la camera da letto, e poi una fugace visione dell’esterno, con quel paese che si intravede in lontananza, distorto dall’afa, splendide visioni, per me struggenti ed evocative, foriere di innumerevoli ulteriori possibilità, le ho molto apprezzate, mi sono molto consone, familiari. Ci ho visto del realismo magico.
Magari una maggiore descrizione su Beatrice, qualcosa che la mostri di più, la faccia sentire partecipe della vita del protagonista ci potrebbe andare, sempre spazio permettendo. Ma nulla toglie all’atmosfera che hai saputo evocare, molto ben delineata.

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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Kuno ha scritto: Appoggiata al balcone, una civetta li fissava coi suoi occhi tondi e gialli come soli.
Ciao Kuno! 
Leggendo il tuo testo mi è venuta in mente una vecchia canzone dei Nomadi, credo scritta da Guccini: Noi non ci saremo.
Lo scenario apocalittico di quella canzone trovo che si sposi bene con il tuo testo. Oltretutto sei riuscito anche a combinare due tracce, quella di mezzogiorno e quella di mezzanotte. Sì, perché il tuo racconto avrebbe potuto adattarsi bene anche a "un'estate torrida". Non è da tutti, complimenti. Ti segnalo solo il fatto che la civetta è un uccello notturno e, anche se capisco che nel tuo racconto il mondo è un po' tutto alla rovescia, mi ha fatto un po' strano pensare alla civetta in pieno giorno sotto il sole cocente. Per il resto non ho altre critiche da farti. Solo complimenti. Si vede che la tua è una penna già molto esperta, e racconti come il tuo mi fanno capire che ho fatto bene a migrare su questo forum. Il livello di scrittura di molti autori, tu compreso, è molto alto e ho solo da imparare.
Kuno ha scritto: E l’ottavo giorno Dio ingoiò la luce, annegò le stelle e asciugò gli oceani, soffocò il vento con tutti gli uccelli, schiacciò le montagne e aprì la terra che fagocitò il cielo intero».
Questa frase mi ha colpita. E sarei curiosa di sapere se è un prodotto della tua fantasia, oppure una citazione che mi sfugge. 
In ogni caso una piacevolissima lettura. Grazie!

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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@Kuno 
Il tuo racconto mi é piaciuto un sacco.
Ho pensato ad Alice nel paese delle meraviglie, dove tutto é famigliare ma in un certo anche sghembo, dove le persone reagiscono in modo diverso, dove una specie di non meglio identificato disordine fa fare cose strane.
È proprio il dato di fatto che questo ottavo giorno non possa esistere, che non si é mai sentito di un Dio che sogna, eppure é tutto così dilatato, arroventato, tutto così normale e strano al contempo, che non rimane altro che aggrapparsi alle abitudini quotidiane che fanno finta di riportarci alla nostra vita.
Solo una folle, come la nonna demente, può riconoscere il segni della realtà impazzita, e superare tutti gesti convenzionali per trasmettere il suo messaggio di speranza "Domani é lunedì e ricomincia il mondo!" con o senza di noi.
Bello, bello, bello
 

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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@Modea72 @Talia @Alberto Tosciri @ScimmiaRossa @Almissima grazie a tutti per essere passati. :muu: 
Talia ha scritto: Prima situazione che mi suona strana: la mamma di lui che entra così senza bussare ne niente nella  camera della coppia per svegliare il figlio. Non è una cosa comune tale invasione di privacy. 
Ti assicuro che in molte famiglie la parola ”privacy” è una parolaccia. Le persone di una certa età, in particolare, spesso si muovono come se tutto il mondo fosse casa loro. Io stesso ho vissuto in una famiglia in cui mia nonna vagava per le stanze come le pareva. Te la trovavi in camera la mattina presto a rovistare tra i cassetti, mentre tu cercavi di dormire. Sembrava un fantasma. Poi semplicemente ha smesso (quasi) di camminare e adesso passa le giornate davanti alla televisione.
Talia ha scritto: Terzo punto la compagna del protagonista che risulta una figura di contorno
Sì, infatti con più caratteri a disposizione avrei lavorato di più su questo personaggio, che nella mia testa deve comunque essere immobile e impotente, magari avere qualcosa della bambola, come dici tu, ma non essere privo di pensieri. Anche la nonna potrebbe “delirare” di più. E Alberto sbattersi di più prima di crollare. Serve più spazio, come sempre.
Alberto Tosciri ha scritto: Ci ho visto del realismo magico.
Sì, ultimamente mi sono mangiato tutti i racconti di Gabriel Garcia Marquez, autore che senza dubbio mi influenza tantissimo, insieme agli altri giganti dell’America Latina. 
ScimmiaRossa ha scritto: E sarei curiosa di sapere se è un prodotto della tua fantasia, oppure una citazione che mi sfugge. 
Non ti sfugge niente, ho semplicemente cercato di distruggere tutto ciò che Dio ha creato nei primi sei giorni.

Grazie di nuovo a tutti :muu: <3 
È un racconto che vorrei ampliare. 
È stato bello tornare.

Re: [MI173] Domani è lunedì e ricomincia il mondo

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@Kuno bello!

Un po' di refusi qua e là, qualche parte da editare, ma il racconto funziona egregiamente.
Hai costruito un sapiente crescendo di tensione con situazioni che angustiano sempre più (arriva il babbo ma oltre la porta c'é solo un gatto è costruito molto bene) fino al climax della moglie che si "sgonfia" e muore!
Bello il ruolo della madre/cassandra e molto bello il finale: la speranza oltre l'ottavo giorno.

Alcuni esempi di quel che intendo con parti da editare:
- Alberto pensò che il caldo doveva aver sciolto quel poco di senno che ["LE restava": lascerei così, eliminando "a sua madre." 
- Sentì che il sudore gli colava dappertutto giù fino alle caviglie" penso che sia meglio senza il  "sentì che". 

Ottima performance
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