Solo questo

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SOLO QUESTO
 
 
 Eccola qui, la vita
davanti agli occhi, fra le dita,
nel paradosso temporale tra due fotografie.
Bello il tuo sorriso, in entrambe, ma
nella prima hai più o meno vent’anni,
sembri felice,
nella seconda ottantasei a gennaio,
se ci fossi arrivata.
 
D’obbligo chiedersi cosa hai dovuto vivere
sul dorso degli occhi azzurri che mi hai lasciato.
Ingenua, avida come solo una bimba, rapita
dai sogni, e del sogno tenace ospite,
naturalmente pagante.
 
Cosa hai pensato, inerme nel letto,
sotto quel taglio di cielo e nuvole,
ultima porzione d’infinito?
La vita se ne è andata in un soffio,
solo questo. Cosa hai pensato?
Non è poco? Non è abbastanza?
Gli occhi azzurri non cercano
la verità, la inventano. 
 
 
 
12 gennaio 2023
https://junionpan66.wixsite.com/in-out

Re: Solo questo

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Bob66 ha scritto:
Eccola qui, la vita
davanti agli occhi, fra le dita,
nel paradosso temporale tra due fotografie.
Bello il tuo sorriso, in entrambe, ma
nella prima hai più o meno vent’anni,
sembri felice,
nella seconda ottantasei a gennaio,
se ci fossi arrivata.
Robin Williams disse: 
“Se vi dovesse capitare di passare davanti alla mia tomba, vedrete due date, con un trattino in mezzo. Bene, guardate attentamente quel trattino. È l’unica cosa che conta.”
Purtroppo la seconda data è quella su cui, inizialmente, ci si sofferma più a lungo, perché rimane tanto amore da dare e da ricevere (sempre), e perché essere coscienti non vuol dire essere pronti. Con il passare del tempo, però, quel trattino diventa una nuova dimensione in cui continuare a vivere con chi non c’è più, tra rimpianti, sorrisi e nuove consapevolezze.
Bob66 ha scritto: Bob66
D’obbligo chiedersi cosa hai dovuto vivere
sul dorso degli occhi azzurri che mi hai lasciato.
Ingenua, avida come solo una bimba, rapita
dai sogni, e del sogno tenace ospite,
naturalmente pagante.
Bellissima questa strofa: impossibile sapere con quali e con quanti fardelli avrà dovuto attraversare i suoi sogni. <3 Qui percepisco tanto amore, ma anche quella consapevolezza e quel disincanto che ti contraddistinguono.
Bob66 ha scritto:
Cosa hai pensato, inerme nel letto,
sotto quel taglio di cielo e nuvole,
ultima porzione d’infinito?
La vita se ne è andata in un soffio,
solo questo. Cosa hai pensato?
Non è poco? Non è abbastanza? 
Gli occhi azzurri non cercano
la verità, la inventano. 
In questa ultima strofa inizi con una domanda e termini con una certezza, o, forse, con una speranza. Ho scritto anch'io una poesia dedicata a mio padre in cui mi domando la stessa identica cosa, ma più del non sapere, in verità, mi ha turbato il non essergli potuta stare accanto in quel momento. 

Comunque, carissimo @Bob66, questa poesia, autentica e delicata, mi ha emozionata molto.

Un abbraccio forte forte.  <3

Re: Solo questo

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Sira ha scritto: mar gen 17, 2023 6:42 pmmi ha turbato il non essergli potuta stare accanto in quel momento. 
@Sira Ciao Sira, grazie per la lettura e per il tuo commento altrettanto autentico e altrettanto delicato, ammesso che questo mio scritto lo sia davvero.
Devo dire che mai come in questa occasione mi sono reso conto di quanto le relazioni che intercorrono tra le persone siano uniche, nel bene e nel male. Noi tendiamo a uniformare le nostre esperienze, soprattutto in certi frangenti, a pensare che i sentimenti in certi momenti della vita possano (qualcuno direbbe debbano, probabilmente, come se i sentimenti fossero compatibili con il dovere) essere soltanto quelli, ma io credo che il vissuto renda quei rapporti esclusivi e difficili, forse impossibili da condividere. Quello che invece credo ci accomuni tutti, quando si assiste alla vita che lascia il corpo di una persona, è la consapevolezza di quanto non ci è dato conoscere. Possiamo tirare in ballo tutte le religioni di questo mondo, ma questa è la realtà, piaccia o non piaccia: noi ci fermiamo su quella soglia, e tutto ciò che sappiamo è che un giorno l'attraverseremo anche noi, ma non ora. Ora siamo vivi e determinati ad esserlo. E il ricordo di quella persona che ora se n'è andata fa parte di questo, di quel "trattino", del nostro essere vivi.
Sira ha scritto: mar gen 17, 2023 6:42 pmIn questa ultima strofa inizi con una domanda e termini con una certezza,
Non proprio una certezza. Non ho più quella presunzione, quando penso alla vita di un'altra persona, ma penso anche che della vita di alcune specifiche persone che ci è stato dato di conoscere molto, molto più di altre, sia naturale farsi una certa idea.
Sira ha scritto: mar gen 17, 2023 6:42 pmquesta poesia, autentica e delicata, mi ha emozionata molto.
Mi fa molto piacere questo.
Sira ha scritto: mar gen 17, 2023 6:42 pmUn abbraccio forte forte.
E' arrivato, grazie.  <3
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Re: Solo questo

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@Bob66 ciao. 

Credo che questa poesia rimarrà nei miei ricordi a lungo, per via di una casualità così fatale: ho vissuto in quei giorni l'esperienza di cui parli.
Aprire il forum e trovare proprio in quel momento le tue parole, un abito che calzava quello che stavo vivendo. Scritte altrove, un abito confezionato per un'altra storia... Eppure tengono assieme emozioni e sfumature più grandi di un'esperienza privata. Un Lampo nel buio.
Mi interrogo spesso su quanto oggi abbia ancora senso (e nel caso quanto) parlare di università nell'arte. Penso che un'opera creativa sia un atto umano che vive tra persone emotivamente ricettive. Qualcosa che parte da noi, del nostro essere vivi, e che gettiamo fuori di noi. A volte ci rivolgiamo a molti, a volte a poche persone, altre a una soltanto. Oggetti emotivi e emozionanti in grado di mettersi in comunicazione con le persone. E non può essere qualcosa legato alla quantità, al numero. Non si pesano le emozioni.
La tua poesia scivola come una carezza tenera e dolorosa allo stesso tempo e mi lascia con un finale che sento aperto: quegli occhi azzurri. Che possono essere allo stesso tempo quelli di lui o di lei, un filo invisibile, che tiene assieme la capacità di inventare. E dunque di essere vivi.

Sto cercando di fermare in dei versi la mia esperienza. Non ho ancora le parole giuste, allora non posso far altro che aspettare. 

Re: Solo questo

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@Anglares 
Ciao. Innanzitutto mi dispiace molto per la coincidenza davvero triste. Il tuo commento è toccante e se le mie parole hanno avuto in te un riscontro emotivo spero tanto sia stato più positivo che doloroso.
Anglares ha scritto: mar gen 24, 2023 10:49 amEppure tengono assieme emozioni e sfumature più grandi di un'esperienza privata. Un Lampo nel buio.
 Se il rapporto con la persona che non c'è più, come dicevo, è qualcosa di troppo complesso per ridurlo a una di quelle frasi che si dicono tipo "so quello che provi" o "ci sono passato anch'io" (mi è capitato e letteralmente non ho saputo cosa rispondere) è plausibile invece che in certe altre sensazioni che riguardano più noi come individui che come parte di quel rapporto, ci si possa ritrovare per affinità di carattere, di sensibilità o di esperienza in generale.
Anglares ha scritto: mar gen 24, 2023 10:49 amPenso che un'opera creativa sia un atto umano che vive tra persone emotivamente ricettive. Qualcosa che parte da noi, del nostro essere vivi, e che gettiamo fuori di noi. A volte ci rivolgiamo a molti, a volte a poche persone, altre a una soltanto. Oggetti emotivi e emozionanti in grado di mettersi in comunicazione con le persone. E non può essere qualcosa legato alla quantità, al numero. Non si pesano le emozioni.
Per quanto riguarda l'atto di scrivere, che a mio avviso non è equiparabile ad altre forme di espressione artistica, sono arrivato alla conclusione che ci siano due modi per farlo e che siano sostanzialmente due cose diverse, con finalità diverse. C'è la scrittura come atto sociale, come mezzo per imporsi all'attenzione altrui e generalmente si pensa che la sua finalità primaria sia quella di far emergere la propria diversità e portarla allo stesso livello di quegli autori che ammiriamo e che sembrano vivere in mezzo alla gente senza timori di sorta, nella piena realizzazione della propria personalità. Quelle persone, per intenderci, che lasciano il segno. Ma i parametri con cui si misura oggi il valore di questi modelli di affermazione sociale sono essenzialmente due: il numero di persone che si è in grado di coinvolgere e di conseguenza la quantità di denaro che si è in grado di muovere. Possiamo essere bravi quanto vogliamo ma c'è un percorso e un lavoro da fare che non ha a che fare solo con il lavoro dell'autore ma anche con l'imposizione a livello di marketing del prodotto che l'autore è in grado di offrire, ovvero sé stesso. E' un percorso pienamente legittimo, intendiamoci, e di non poco valore, ma alla fine di quel percorso mi chiedo se la persona che lo ha intrapreso e portato a termine sia la stessa che lo ha cominciato.
Io penso che qui non si parli di realizzazione di sé stessi (cioè letteralmente del rendersi reali, come se diversamente non esistessimo) ma di affermarsi nella vita come succede in tutti gli altri mestieri di questo mondo. Comunque sia, questo è un modo di scrivere e cioè farlo per affermarsi in ambito sociale, e a quel punto sì che diventa giusto misurarsi con le regole imposte da chi è venuto prima, rinnovandole, rinfrescandole, creandone di nuove, ma sempre rapportandosi al contesto culturale in essere.
Poi c'è un altro modo di intendere la scrittura. Lo dico per esperienza, anzi probabilmente l'ho già detto diverse volte, ma scrivere ha innanzitutto una funzione terapeutica in quanto è soltanto nel momento in cui trasferiamo i nostri pensieri fuori dalla nostra mente che smettono di girare a vuoto e si relazionano l'uno con l'altro. E' l'unico modo che io conosco per risolvere quelle contraddizioni che sono all'origine dei nostri disagi interiori più rilevanti. E quindi scrivere per conoscersi, per conoscere il proprio modo di sentire, per capire cosa si vuole e compiere le scelte giuste che vanno fatte per tempo, prima che gli eventi prendano il sopravvento. Realizzarsi, diventare reali, sognare sapendo perché si sogna e soprattutto, per tornare al tuo  commento, per trovare riscontro di sé negli altri.
Ciao Ang. Da noi si dice "tieni botta", in genere con una sfumatura di simpatia e comprensione. La vita va avanti, lo sappiamo tutti.  :super:  
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Re: Solo questo

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@Bob66 grazie per le parole di conforto. 
Ho delle immagini in testa che ancora non riesco a sintetizzare, quindi diciamo che i tuoi versi hanno colmato un mio vuoto espressivo e in questo li ho trovati preziosi. 
Sul resto, il doppio registro della scrittura è il suo ruolo diverso da altre forme espressive, allora: Io ho una formazione estetica (nel senso della filosofia dell'arte) e tendo a astrarre il linguaggio dalla sua struttura. Per quel che riguarda l'uso di un'attività creativa per guardarsi dentro la scrittura è un'ottima forma espressiva, ma anche la pittura o la musica aiutato a tirare "fuori i propri demoni". Poi ogni linguaggio ha un suo dosaggio di logica e istinto.
Mentre per quel che riguarda lo scrivere per molti o per sé stessi concordo su queste diverse destinazioni ma la questione a mio avviso è ancora più delicata. Credo che l'idea che un'epoca ha di sé è destinata a modificarsi nel tempo anche in modo poderoso. Questo riguarda anche la scrittura e l'idea di successo o di qualità che conferiamo a delle opere letterarie. Le determinazioni sociali, culturali e economiche che premono sul nostro modo esprimerci sono un mare in cui nuotiamo e di cui riusciamo ad avere una percezione solitamente molto parziale. Personalmente avverto il senso morale di questo tipo di determinazioni, e credo che l'essere degli autori moderni implichi uno sguardo forte sulle cose. Spesso è una qualità innata ma che come tutti i talenti può essere affinata. 

Re: Solo questo

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Anglares ha scritto: mer gen 25, 2023 3:14 pmtendo a astrarre il linguaggio dalla sua struttura.
@Anglares Sì, lo capisco. Non volevo essere categorico. Quelli che ho citato sono due approcci molto distanti tra loro. In mezzo, oppure prima, oppure dopo, ce ne sono tanti altri. Diciamo che quei due poli pongono gli estremi di una questione che continua a darmi da pensare, ovvero la relazione, se esiste, tra l'essere autentici, sinceri, andare dritti al cuore delle cose - intendo nello scrivere o in una qualsiasi altra forma espressiva - e l'appetito tutto sommato naturale, credo, di attenzione. Ivano Fossati sosteneva che "quello che serve al mondo è solo un poco di silenzio" (cito a memoria) ma lo faceva cantando una canzone che non è esattamente sinonimo della cosa.
Anglares ha scritto: mer gen 25, 2023 3:14 pmPoi ogni linguaggio ha un suo dosaggio di logica e istinto.
Esatto. Musica e arte visiva mi pare che vertano più intorno all'istinto, e vadano essenzialmente a sollecitare emozioni. La scrittura che io prediligo è invece quella che le emozioni le viviseziona, punta a vedere come sono fatte dentro, con il bisturi della logica.
Anglares ha scritto: mer gen 25, 2023 3:14 pmQuesto riguarda anche la scrittura e l'idea di successo o di qualità che conferiamo a delle opere letterarie.
 Sono quei conferimenti che mi lasciano scettico, ma credo dipenda dal mio eterno stare sulla soglia, culturalmente parlando, di mondi estremamente diversi, senza mai entrare veramente in nessuno di essi.
Anglares ha scritto: mer gen 25, 2023 3:14 pmLe determinazioni sociali, culturali e economiche che premono sul nostro modo esprimerci sono un mare in cui nuotiamo e di cui riusciamo ad avere una percezione solitamente molto parziale.
Già riconoscerne la parzialità è un passo non da poco, a mio avviso, che molti non sono in grado di fare.
Anglares ha scritto: mer gen 25, 2023 3:14 pmSpesso è una qualità innata ma che come tutti i talenti può essere affinata. 
Certo che sì.  :super:
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