Re: Sogno americano n°1 - Alaska

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Ciao, ritrovo il tuo mood americano.  :)
Voce poetica sempre più definita, sembra quasi di sentirli declamati quei versi.
Ho un solo suggerimento: nelle metafore ti appoggi spesso al "come", questo rende la figura retorica più rigida e accademica. Hai uno stile fresco e trovare il modo di servire le immagini senza la formula più comune per una similitudine potrebbe rafforzare la tua scrittura. Immagina se un attore durante un stand up annunciasse una battuta prima di farla, sarebbe meno brillante. (Ad esempio qui sarebbe stato più scontato scrivere "come se un attore durante... ;) ).
Ti segui con grande interesse. 
Alla prossima. 

Re: Sogno americano n°1 - Alaska

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La tua idea di un percorso poetico attraverso gli USA mi piace moltissimo. Secondo me hai raggiunto un livello piuttosto alto di sintesi: il testo si fonde con le immagini, che si fondono in modo perfetto con la musica. Ho visto varie volte il filmato e ogni volta notavo nuovi particolari che arricchivano il messaggio. Ecco, il "messaggio": mi viene da definirlo "puro", cioè pulito, limpido, autentico, perché non c'è ombra di didascalismo o narcisismo. "Puro" come lo sguardo che hai saputo conferire all'immagine dell'io lirico, vale a dire l'uomo, o come il sorriso della donna nella scena finale. Devo dire che mi ha colpito notare quanta affettività hai saputo mettere negli sguardi e nei sorrisi. 
L'inizio è misterioso come la natura che descrive: l'io lirico "si mette in viaggio" attraverso luoghi gelati (il Wild!), con un mezzo che paragona a un sottomarino. C'è molto dietro questo paragone: il sottomarino si usa soprattutto in guerra, sopporta pressioni potenti, naviga nel buio, nel freddo, senza "vedere" con gli occhi ma "sentendo" attraverso altre facoltà. Inevitabile il senso di pericolo, che si concretizza sia nella realtà della natura ostile sia nell'angoscia che proviene dalle proiezioni dell'inconscio.
In contrasto con il buio e il gelo poni un interno domestico e il calore dei ricordi: l'io lirico è seduto al tavolo di una cucina accogliente e attrezzata, circondato dalla dolcezza del cibo e delle mani che lo preparano. Ho notato, nella tavola che rappresenta la cucina, molti deliziosi particolari: le tendine ricamate, le maioliche dietro i fuochi, i piatti ornamentali alla parete, la bilancia vintage, le porcellane sulla mensola della cappa, la torta di mele sul tavolo e una porzione di essa sul piattino, quest'ultime protagoniste della maestosa tavola seguente. Accanto al calore del cibo, non può mancare il calore di una donna: in pochi tratti ne rappresenti la passionalità. 
Di nuovo si passa al Wild, alla ferocia degli inverni gelati, che fanno comprendere la vulnerabilità della vita e il valore di cose che sembrano scontate, quali una birra in compagnia e la capacità di se-durre attraverso una risata fatta col cuore. Piene di movimento le tavole conclusive, in cui inverti i punti di vista: al primo piano dell'uomo, posto sulla sinistra, contrapponi il primo piano della donna e del suo riso.
Mi complimento e ti saluto, @Bob66.
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Re: Sogno americano n°1 - Alaska

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Ma che bella recensione! Grazie @Ippolita 
Ippolita ha scritto: lun gen 09, 2023 9:25 pmperché non c'è ombra di didascalismo o narcisismo.
Mi fa piacere che dici questo, ovviamente, anche se ormai ho imparato quanto siano labili i confini tra una cosa e l'altra e quindi sono sempre più orientato a vedere una maggiore o minore autenticità come un evento fortuito. Forse bisognerebbe esprimersi con più assiduità per avere all'attivo più ciambelle col buco (e anche più senza, però). La metafora culinaria era d'obbligo  :P .
Ippolita ha scritto: lun gen 09, 2023 9:25 pmDevo dire che mi ha colpito notare quanta affettività hai saputo mettere negli sguardi e nei sorrisi. 
 A costo di deludere, devo confessare che qui l'approccio è diverso rispetto ai video precedenti. Non più dare dare un'immagine alle parole pescando entro i confini della propria mente, ma cercare all'esterno. In altre parole ho lavorato su fotografie convertendole in illustrazioni. L'operazione però, lo dico a mia parziale discolpa, non è stata una mera ricopiatura in quanto ogni fotografia - oltre alla ricerca delle immagini giuste, al collage che a volte si è reso necessario e alla tecnica elaborata per trasferire la foto su carta e spogliarla fino a farla diventare puro segno - ha richiesto una soluzione grafica diversa e per nulla scontata, oltre naturalmente alla scelta cromatica che quasi mai è fedele all'originale. Detto questo, mi vengono in mente soltanto due disegnatori in grado di rendere con naturalezza l'incredibilmente complessa espressività del volto umano, intendo senza ricopiarla come ho fatto io. Uno era Milo Manara, che non ho mai amato molto, e l'altro Ivo Milazzo che era il disegnatore di punta della serie a fumetti western Ken Parker. Mio dio, avevo undici anni quando comprai il primo numero, e riuscire ad apprezzare la differenza tra quella serie e gli albi di Tex, Zagor e compagnia bella, è una cosa che stupidamente mi inorgoglisce ancora oggi.
Ippolita ha scritto: lun gen 09, 2023 9:25 pmDi nuovo si passa al Wild, alla ferocia degli inverni gelati, che fanno comprendere la vulnerabilità della vita e il valore di cose che sembrano scontate
Sì, hai sintetizzato perfettamente il senso del video. Grazie infinite del tempo che gli hai dedicato, Ippolita. A presto.
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