[Lab2] Amnesia?

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Mi guardo intorno spaesata. Sono davanti alla vetrina di... Eldo, dichiara l'insegna, un parrucchiere: elegante, tre porte di vetro decorate.
Non so in quale città mi trovo e neppure chi sono. Amnesia? Ho preso una botta in testa? Me la esploro, sembra tutto a posto, non fosse per i capelli pieni di lacca, che detesto e non metto mai.

Un alzheimer fulminante? Possibile? Di solito ci sono delle avvisaglie, qualche segno premonitore. Forse non li ho notati, mi sono imposta di rimuoverli... Ha fatto così anche mio marito? E i figli? Oddio, non ricordo i nomi. Neppure il mio.
Sono stata da Eldo, penso tastandomi l'acconciatura, potrei entrare a chiedere informazioni. “Senta, può dirmi come mi chiamo?”
«Mi scusi, signora, c'è molto traffico.» L'autista della grossa Audi nera ce l'ha proprio con me. Completa il mezzo giro intorno alla macchina e spalanca la portiera posteriore. Lo guardo sgomenta; non ho memoria di lui, né del macchinone, né altro, vuoto assoluto. Stiro le labbra in un sorriso incerto, prendo posto, partiamo.
E mi accorgo, nel sistemarmi, di indossare un di visone. Com'è possibile? Sono un'animalista convinta, questo l'ho ben presente, non ho mai comprato una pelliccia! Mi esamino. Sotto c'è un abito di buon taglio, grigio, calzo stivali di vernice, ho al polso un bracciale dall'aria costosa e la fede al dito, più un grosso brillante. Chi sono? Ma certo: la borsetta! Devo averlo detto a voce alta, perché l'autista si gira a rassicurarmi.
«E' qui, signora, lei ha preso solo il borsellino.» Infatti lo trovo in tasca, con un po' di soldi.
Taccio, dedicandomi a osservare strade e palazzi, in cerca di qualche indizio. Niente.
Siamo arrivati. L'uomo mi fa scendere davanti a un condominio ricercato, mi mette in mano una borsa di coccodrillo e riparte. Salgo la breve scala che porta all'atrio; il portiere in divisa esce dalla guardiola per precedermi agli ascensori, allunga la mano nella cabina, preme il bottone. Attico, manco a dirlo. Sono dunque una ricca signora, peccato non saperne nulla.

L'ascensore inizia la salita mentre fisso lo specchio. E trasecolo. Non posso essere io, quella!
Una bionda tinta, caschetto pretenzioso, l'aria fasulla: una giovane vecchia. Si vede subito che si è tirata la faccia e usa il botulino; inoltre, verifico tastandomi, ha le tette di silicone, ovvio. Per il resto è pure troppo magra, starà sempre a dieta e si ammazzerà di fatica in palestra. Cosa mi è successo? Un incubo: sono sicura di avere tutt'altro aspetto e non lo rammento, buio totale!
Presa dallo sgomento, non ho cercato i documenti nella borsa, come mi proponevo di fare. Né ci riesco sul pianerottolo. La porta si apre immediatamente, compare un uomo. È senza dubbio il maggiordomo. Prende visone e borsa, annuncia che il senatore mi attende nello studio.
E per fortuna mi precede, non saprei dove dirigermi. L'attico occupa tutto il piano, dev'essere enorme.
«Sei in ritardo, Beatrice» il tono è duro, l'espressione arcigna.
«C'era... c'era traffico» mi trovo a balbettare. Lo guardo: mio marito, suppongo. Avrà una sessantina d'anni: capelli di un bruno sospetto, tratti marcati e occhi scuri. Non doveva essere male da giovane, però non mi piace. E ne ho paura, realizzo, sorpresa di me stessa.
«Non manca molto all'arrivo degli ospiti, controlla se è tutto a posto  e vai a vestirti. Ti raggiungo tra poco.»
Richiudo la porta e cerco di orientarmi nell'attico. I saloni li trovo in breve, arredati con un lusso un po' pacchiano e predisposti per accogliere molte persone. Visto l'orario, deve trattarsi di un cocktail. Una donna in nero mi si accosta per riferire di tramezzini e piatti freddi; approvo senza capire.
Dovrei imboccare la porta e andarmene. Sì, al più vicino ospedale: ho l'alzheimer, oppure un'inspiegabile amnesia, mi cureranno. Ma sono convinta  di avere marito e figli, dovrei almeno avvertirli. E come, se non rammento nulla?
L’occhio mi va a un grande ritratto a olio. E' lei, Beatrice, a meno di trent'anni. Carina, l'espressione lieta. E quella nello specchio di fronte, cioè io, mi sembra la sua grottesca e triste caricatura. Tra le due immagini, il vuoto.
Mi viene da piangere. Riprendo il giro della casa, passo nella zona notte. La camera da letto più grande dev'essere sua, il contenuto della cabina armadio lo conferma. Vado in bagno, mi lavo, su una mensola c’è un telefono, ma non so chi chiamare.
Torno nella camera, obbedisco al senatore: esamino gli abiti e ne scelgo uno da pomeriggio, rosso. Lo indosso e mi guardo, cercando invano di sentirmi Beatrice.
Lui entra, osserva e fa un cenno di diniego. Provo un senso di angoscia. Tolgo l'abito rosso, ne indosso uno nero. Non va bene e ne cambio altri due. L'uomo appare sempre più nervoso, io brancolo spaurita tra le grucce. Ecco una bella camicia di seta bianca, la abbino a dei pantaloni blu notte  ricamati, davvero eleganti,  e mi ripresento.
Furioso, me la strappa di dosso, tira con forza il tessuto, lo riduce a brandelli.
«Quando l'hai comprata?» urla strattonandomi «Sai che non devi andare da sola a scegliere i vestiti!»
 Fuggo nel bagno, chiudo a chiave la porta, prendo il telefono. “Centododici, sì, il numero  è questo, me lo ricordo...”
L’apparecchio squilla prima che lo componga.

«Pronto, sono Giovanna, in cosa posso esserle utile?» La formula esce da sola, meno male, mi sento ancora stordita. Mentre ascolto riacquisto più o meno il controllo
«Certo, noi assicuriamo massima riservatezza. Come preferisce, basta il nome. Può dirmi in che municipio abita?»
«Come ha conosciuto la nostra onlus?»
«E si è rivolta a noi per denunciare una violenza?»
 
Prendo nota nel formulario dedicato, fisso l’appuntamento. E mi rendo conto di essere arrivata al capolinea, o quasi; parlerò con le psicologhe e intanto rifiuterò il turno serale.
Ne ho ascoltate tante, troppe, di donne maltrattate. E alla lunga il carico della loro sofferenza diventa un macigno. Spesso mi addormento e sogno di essere una di loro, o di impersonarle mio malgrado. Orribile, ne esco angosciata.
Questa volta ero nei panni di Beatrice. Le parlai che ero volontaria da poco, fui molto colpita da quella che mi parve una violenza davvero sui generis.
Suo marito non l'aveva mai picchiata, ma negli anni si era via via impadronito della sua vita: rapporti con la parentela, scelta delle amiche, frequentazioni, viaggi. Ormai sovrintendeva in toto anche al suo aspetto, infuriandosi a ogni minima trasgressione. Lei, come molte, era da tempo chiusa nel “cerchio” e lo riteneva quasi normale.
Si decise a telefonarci dopo l'episodio della camicetta. Seguì il suo percorso di assistenza psicologica e chiese il divorzio.
Vado in bagno e mi guardo allo specchio. Ravvio con le mani i riccioli brizzolati e sorrido alle rughe e rughette che mi decorano la faccia. Le trovo simpatiche.
 
 
Nota. Lo spunto è tratto da una storia vera.
" ...con mano ferma ma lenta sollevò la celata. L'elmo era vuoto." (Calvino)
Pagina autrice fb: virginialess/21 Blog "Noi nonne": https.//virginialess.wordpress.com

Re: [Lab2] Amnesia?

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Ciao @sefora

Mi è piaciuto il modo in cui hai declinato “l’identità”. Devo dire che leggendo ho davvero provato il senso di disorientamento della protagonista. 
La sensazione è straniante e fa paura. Non riuscire a ricordare, non riconoscersi allo specchio, toccare con mano scelte sbagliate che non si ha la forza di cambiare e neppure comprendere le motivazioni che ci hanno portato a compierle. Wow. 
Eppure qualcosa della donna “precedente” è rimasto in lei. Qualche flebile traccia tipo quando scrivi
sefora ha scritto: Attico, manco a dirlo. Sono dunque una ricca signora, peccato non saperne nulla.
Avere la consapevolezza che vivere in un attico possa essere indizio di ricchezza.
sefora ha scritto: Visto l'orario, deve trattarsi di un cocktail.
Sapere che probabilmente si attendono ospiti per un cocktail. Scegliere il vestito adatto per l’occasione.

Il finale mi ha un po’ delusa. Avrei preferito che il focus restasse sulla situazione specifica. Non ho trovato alcun indizio che facesse presagire la reale situazione. La centralinista di una onlus, di un telefono “rosa” non me l’aspettavo e, ha fatto “sgonfiare” la storia a mio personale parere di lettore. Mi sono sentita un po’ “menata per il naso”. Perché avevo abboccato, eccome.
Merito il premio “boccalona d’oro?”  
Tu bravissima nel condurre l’illusione. Grazie per aver raccontato questa storia che, traendo spunto da fatti reali, acquista un bel valore aggiunto.

Re: [Lab2] Amnesia?

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Ottima la sensazione di straniamento, la ricerca confusa della propria identitá.
Le tue descrizioni sono molto azzeccate e l'idea di una vita organizzata, prevedibile senza sbavature né sorprese arriva dritta. I gesti misurati e incerti della protagonista lasciano presagire una cauta e sospettosa indignazione.
Ho trovato molto divertente il marito che mi ha ricordato un Berlusconi in miniatura.
Per me é stato forse troppo netto il taglio fra sogno e realtá. Di per sé la trama é credibile e fluisce molto bene. Permette al lettore di identificarsi fino in fondo con questa bionda plastificata e disagiata.
La lettura della prima parte mi ha portato ad aspettarmi un qualcosa di fantastico, di sopranaturale, a maggior ragione lo svelamento del mistero é stato come uno schiaffo. Dal piano del racconto sono precipitata in un mondo di dolore e violenza, in quello che io chiamo "la prigione trasparente".
Certo mi sarebbe piaciuto che il racconto continuasse sul filo di una commedia dei malintesi, magari con una punzione e forse anche redenzione del marito patologico. Ma la realtá é una cosa diversa, riserba altre sorprese.
Proprio perché le mie aspettatvie di lettrice non sono state soddisfatte ho molto apprezzato questo racconto.

Re: [Lab2] Amnesia?

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sefora ha scritto: Ne ho ascoltate tante, troppe, di donne maltrattate. E alla lunga il carico della loro sofferenza diventa un macigno. Spesso mi addormento e sogno di essere una di loro, o di impersonarle mio malgrado. Orribile, ne esco angosciata.
Questa volta ero nei panni di Beatrice. Le parlai che ero volontaria da poco, fui molto colpita da quella che mi parve una violenza davvero sui generis.
Suo marito non l'aveva mai picchiata, ma negli anni si era via via impadronito della sua vita: rapporti con la parentela, scelta delle amiche, frequentazioni, viaggi. Ormai sovrintendeva in toto anche al suo aspetto
Ho delle domande, @sefora  :)  

La vicenda reale dalla quale hai tratto spunto non aveva come oggetto anche l'amnesia della donna maltrattata, vero?
Da quanto scrivi sopra, il marito era arrivato a impadronirsi della sua vita, a negargliene una sua e basta, ma la donna 
non aveva "anche" avuto il problema dell'amnesia, vero?
Questa l'hai introdotta nel racconto fantastico che hai scritto, laddove la volontaria assistente sociale sogna di immedesimarsi nella donna maltrattata, insomma, è un elemento aggiunto che la storia vera non aveva?

Comunque, complimenti, perché hai saputo tracciare molto bene la storia che ci hai regalato, 
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi

Re: [Lab2] Amnesia?

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Avvio promettente quanto a straniamento, palpabile, inquietante e ben condotto.
Peccato lo strappo della risoluzione, improvvisa, a rompere un ritmo impeccabile. 
Ritmo che invece avrei preferito disseminato di indizi, piccole dissonanze che avrebbero sostenuto e amplificato il senso di smarrimento.
sefora ha scritto: l’apparecchio squilla prima che lo componga.
Da qui in poi il racconto si piega a giustificazioni che avrebbero meritato un registro diverso, più coerente con l'antefatto e quindi più empatico.
L'eco di quelle voci, strettamente legato alla coscienza dell'io narrante, ci avrebbe fatto sentire tutto il dolore di quelle sottomissioni.
sefora ha scritto: chiusa nel “cerchio” e lo riteneva quasi normale.
Quella normalità è il vero crimine, la subdola capacità di insinuarsi nel cuore e nella mente. Il nodo centrale del racconto.
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Re: [Lab2] Amnesia?

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Eccomi, scusate, sono appena rientrata... Ho due giorni per leggere e commentare!
Grazie a voi per la lettura e i commenti. Rispondo.
Il tema assegnato era l'identità per cui mi è piaciuto metterla per così dire a rischio.
Giusto, @Poeta Zaza . La storia vera è quella della camicetta: induce Beatrice (nella realtà  una giudice!) a uscire  dal "cerchio". L'amnesia se l'attribuisce in  sogno la stressata volontaria  GIovanna che - avviene nell'esperienza onirica-   tenta di razionalizzare la situazione e mantiene  a tratti la confusa coscienza  della sua identità. Così alterna  momenti di immedesimazione ad altri  in cui  vede dall'esterno la se stessa-Beatrice.
Ha già sperimentato questo tipo di sogni, perciò riprende in fretta il suo ruolo, ma è molto provata dal carico emotivo che implica e si propone di alleggerirlo.
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Re: [Lab2] Amnesia?

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Di certo è un racconto che meritava di essere scritto, su uno spunto più che interessante. Nella prima parte hai dovuto comunque nascondere "il bluff" per poi arrivare allo svelamento... la qual cosa hai il suo fascino. L'unico appunto che potrei muovere è che a volte hai volte hai parlato di annesia, alzahimer, per giustificare lo smarrimento, alle mie orecchie di lettore sembra una giustificazione o comunque una sottolineatura artifificiosa nella sua semplicità. 
 Il testo comunque trae forza dalla sua idea e la sua bontà risiede anche nella passione con cui è stato scritto. Ben fatto!

Re: [Lab2] Amnesia?

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Ciao, @sefora
Ti segnalo alcune piccole imperfezioni:
sefora ha scritto: di indossare un di visone.
Manca forse un cappotto di visone.
sefora ha scritto: E' qui, signora, lei ha
È
sefora ha scritto: Sei in ritardo, Beatrice» il tono è duro, l'espressione arcigna.
Dopo le virgolette metterei una virgola o un punto. 
sefora ha scritto: E' lei, Beatrice, a meno di trent'anni. Carina, l'espressione lieta. E quella nello specchio di fronte, cioè io, mi sembra la sua grottesca e triste caricatura. Tra le due immagini, il vuoto.
È.
Mi piace molto questo alternarsi di prima e terza persona. Rende bene l'idea di spaesamento dell'amnesia.
sefora ha scritto: La camera da letto più grande dev'essere sua, il contenuto della cabina armadio lo conferma.
Qui, però, quel "sua" mi ha confusa. Potrebbe essere riferito sia a lei che al marito. 
sefora ha scritto: Mentre ascolto riacquisto più o meno il controllo
Manca il punto a fine frase.
sefora ha scritto: ho ascoltate tante, troppe, di donne maltrattate.
Qui toglierei il di. Oppure aggiungerei storie di donne maltrattate.

Il racconto mi è piaciuto, scorre bene e ha una scrittura veloce ed efficace.  Il tema dell'identità è ben centrato e anche il pov è condotto in modo ottimo, con efficaci slittamenti da dentro a fuori il personaggio. Le descrizioni sono vivide e precise.
Anch'io ho trovato brusco il cambio da Beatrice a Giovanna. Si apprezza molto di più a una seconda lettura. A una prima lettura lascia un senso di incomprensione che non mi ha permesso di notare che è il telefono a fare da strumento di questo cambio.
Ciao!

Re: [Lab2] Amnesia?

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Grazie @BigWhoop@ivalibri !
Ho alternato i due malanni quali tentativi di autodiagnosi o ipotesi banale  della protagonista smarrita,  priva o quasi di memoria.
Purtroppo sono distrattissima anche nel quotidiano. E quando scrivo qualche refuso è d'obbligo; infatti mi occupo volentieri di editing, mai di bozze... Dopo di c'era pelliccia, eliminata perché figura poco oltre. Sì, lo "snodo" è lì: Beatrice si accinge a usare il telefono, quello vero suona e Giovanna si sveglia.
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Re: [Lab2] Amnesia?

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sefora ha scritto: Fuggo nel bagno, chiudo a chiave la porta, prendo il telefono. “Centododici, sì, il numero  è questo, me lo ricordo...”
L’apparecchio squilla prima che lo componga.

«Pronto, sono Giovanna, in cosa posso esserle utile?» La formula esce da sola, meno male, mi sento ancora stordita. Mentre ascolto riacquisto più o meno il controllo
Qui deve essermi sfuggito qualcosa, Un attimo prima è in bagno, poi é la telefonista di un numero d'emergenza. Ma sono la stessa persona?
E perchè, pur avendo la borsa a portata di mano, non l'apre per controllare i documenti? davanti al marito, non dovrebbe per lo meno dire. sto male?
Sale sull'auto, si lascia portare a casa, io sarei andata nel panico, ma chiunque in una situazione simile. La protagonista è rimasta fredda e controllata fino al momento di digitare il numero. Forse c'è un messaggio che io non ho colto? volevi comunicare qualcosa in quello scambio? mi dispiace non averlo capito e mi scuso. A volte mi capita di essere dura di comprendonio.

Re: [Lab2] Amnesia?

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Mah,  finora non mi era capitato di dover riassumere la trama, al massimo di spiegare meglio lo "scambio" tra i due personaggi. Magari rileggendo testi e commenti... È mezzanotte passata, al caso ripasso domani!
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Re: [Lab2] Amnesia?

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Scusami, non avevo letto tutti i commenti, @sefora  
Poi ho capito dove sono andata in confusione:
sefora ha scritto: Le parlai che ero volontaria da poco, fui molto colpita da quella che mi parve una violenza davvero sui generis.
Suo marito non l'aveva mai picchiata, ma negli anni si era via via impadronito della sua vita: rapporti con la parentela, scelta delle amiche, frequentazioni, viaggi. Ormai sovrintendeva in toto anche al suo aspetto, infuriandosi a ogni minima trasgressione. Lei, come molte, era da tempo chiusa nel “cerchio” e lo riteneva quasi normale.
Si decise a telefonarci dopo l'episodio della camicetta. Seguì il suo percorso di assistenza psicologica e chiese il divorzio.
Quì, la protagonista, Giovanna, fa un riassunto a se stessa di ciò che è capitato a Beatrice. Ero completamente uscita dalla parte del racconto dove la protagonista è Beatrice. In questo pezzo riassunto ci ho visto un commento di un narratore esterno, non parte della storia. Oddio, spiegarlo scrivendolo mi viene difficile. Spero di non averti offeso. Comunque ora ho capito il senso. Giovanna ha sognato di essere Beatrice e di aver perso la memoria. Poi si sveglia e continua la sua giornata, riflette su quante ne ha sentite, infine riassume a se stessa la vera storia di Beatrice.
Vabbè, mi sa che adesso ho peggiorato le cose. Acc.

Re: [Lab2] Amnesia?

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Figurati @Alba359, nessun problema. Mi spiace di averti causato un doppio impegno. In effetti tra la fuga di Beatrice in bagno e il risveglio della volontaria Giovanna c'era una frase esplicativa che poi ho eliminato a favore dello stacco netto, magari giovava... Grazie per la lettura e la spiegazione.
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Re: [Lab2] Amnesia?

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Ciao @sefora 

 
Bello il racconto e ben scritto.
Mi ha molto colpito la nota finale con cui ci informi che il racconto è tratto da un fatto realmente avvenuto.
E’ inquietante sapere che realmente può accadere una cosa simile nella realtà.
Una forma di amnesia così radicale da perdere ogni coscienza e ricordo di chi si è stati e si è al momento è qualcosa di talmente spiazzante da non riuscire quasi a immaginarne i risvolti e la drammaticità dell’evento.

Nel racconto ho trovato più debole la parte finale, in cui partendo dalla telefonata si aggiunge la voce della psicologa-centralinista che spiega il caso da cui nasce la storia.
Ecco, la soluzione del sogno della psicologa stressata dai molti drammi che ha seguito nella sua funzione professionale, toglie a mio avviso un po’ di forza al racconto, si tratta di un dramma aggiuntivo al dramma principale della protagonista che ha perso l’identità.
Anzitutto trovo uno spostamento dell’attenzione dal focus del problema di scomparsa della memoria, a quello della violenza verso le donne.
Le due cose non si armonizzano perché appaiono come momenti e problemi diversi.
Forse rivedrei la parte da cui inizia la telefonata di richiesta d’aiuto, per ricalibrarne peso e valore rispetto al resto.

La scrittura è come solito di ottima qualità
Un saluto e un abbraccio <3

Re: [Lab2] Amnesia?

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Grazie @Nightafter per la lettura e il commento :sss: !
Sì, lo stacco brusco ha creato qualche equivoco, con il senno di poi l'avrei magari evitato.
Spiego meglio: la maltrattata (storia vera) non soffre di amnesia, è  la volontaria ad attribuirsela  nel sogno in cui -stressata dalle sofferenze delle sue assistite- ne veste i panni. Lo spunto era proprio questa esperienza reale, per cui l'ho tenuta...
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Re: [Lab2] Amnesia?

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Ottimo racconto, mi è piaciuto nella fase iniziale della ricerca della propria identità, tiene molto alta l'attenzione. La risoluzione finale però mi ha lasciato abbastanza perplesso. Sono rimasto con un gigantesco: "e quindi?"
In poche righe viene stravolto il narratore e il punto di vista; io con quale personaggio dovrei entrare in relazione? Beatrice, che ci viene mostrata solo filtrata attraverso il sogno di Giovanna? Giovanna, di cui sappiamo poco e tutto condensato in fondo al racconto? Mi fa strano
Anche il tema non mi è molto chiaro. All'inizio abbiamo l'identità, la ricerca di sé, il non riconoscersi in una vita in cui in qualche modo misterioso lei è costretta. Poi abbiamo la violenza domestica, anche qui accennata verso la fine. Di cosa ci vuole parlare il racconto? Mi sembrano due storie in una. Per questo, nonostante l'ottima narrazione, sono rimasto interdetto.

Re: [Lab2] Amnesia?

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Grazie @Mina!
Mah, il tema era l'identità e la narrazione doveva svolgersi in prima persona. Ho pensato di metterne in relazione due, com'era avvenuto nella realtà: la maltrattata Beatrice e la volontaria GIovanna.  Proporre le loro narrazioni in sequenza era la soluzione più semplice; trasferendo la prima nel sogno della seconda (l'amnesia che si attribuisce è onirica)  ho magari complicato troppo le cose. Il narratore cambia quando Giovanna si sveglia e riprende il suo ruolo. Speravo che il lettore si immedesimasse in entrambe: l'assistenza alle donne vittime di violenza implica un pesante carico emotivo.
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Re: [Lab2] Amnesia?

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sefora ha scritto: Ho pensato di metterne in relazione due, com'era avvenuto nella realtà: la maltrattata Beatrice e la volontaria GIovanna.
sefora ha scritto: Speravo che il lettore si immedesimasse in entrambe: l'assistenza alle donne vittime di violenza implica un pesante carico emotivo.
L'idea funziona, forse il problema sorge quando i due personaggi hanno un obiettivo diverso. O meglio, alla fine veniamo a sapere che stanno avendo a che fare con problematiche della stessa natura, ma è solo alla fine appunto; per più di metà racconto il lettore pensa che il problema più grande della protagonista sia l'amnesia.
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