Ora è il tuo turno, numero dieci!

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Commento a "Giorni e pagine" di Irene

Il nostro reportage si chiude col numero dieci. Abbiamo visto come tutti i membri della missione, da noi intervistati nelle puntate precedenti, hanno avuto grande riuscita nella vita e si sono spesi perché il loro vantaggio beneficiasse il prossimo. Ricercatori, capitani d’industria, artisti di fama. La numero tre, come ricorderete, ha fatto avanzare la ricerca sulle cellule staminali. Il numero cinque è un rinomato artista d’avanguardia, le cui opere sono esposte nelle gallerie di tutto il mondo. La numero nove con è la dirigente di un’organizzazione no profit che combatte il cambiamento climatico.
Ora è il tuo turno, numero dieci!

La sua casa è in apparenza dimessa, un villino di periferia con un giardino non troppo curato. Probabilmente il numero dieci è troppo preso dai suoi studi, dalle sue ricerche, dal suo lavoro al servizio del prossimo per curare questi dettagli. Ci è stato detto che non ha neanche creato una sua famiglia. Vediamo cosa avrà da dirci.
Suoniamo il campanello. 
«Sì?»
«Siamo del giornale. Per l’intervista che avevamo concordato.»
«Ah, già. I giornalisti. Venite.»
Il numero dieci (come tutti gli altri è ormai sulla quarantina) si presenta con una barbetta bionda, sfatta, e una vestaglia, come se si fosse appena svegliato, anche se sono le undici di un lunedì mattina. Probabilmente è rimasto sveglio tutta la notte per lavorare. Ci fa strada per il suo salotto, anche questo in disordine. 
«Volete un caffè?»
«Vorremmo cominciare subito, se non le spiace. Dobbiamo mandare il pezzo in redazione entro il pomeriggio.»
Toglie un cumulo di vestiti sporchi da un paio di poltrone di pelle e ci fa accomodare.  Si siede di fronte a noi, poggia la gamba sul bracciolo del divano e accende una sigaretta.
«Come posso aiutarvi?»
Siamo perplessi, ma sappiamo che presto il numero dieci, al di là delle sue eccentricità, ci lascerà stupefatti, come tutti gli altri.
«Lei, trent’anni fa, è stato nello spazio.»
«Ricordo qualcosa del genere.»
«L’esperimento — lo riporto per i lettori che non hanno visto gli articoli precedenti delle serie  — prevedeva che dieci bambini di dieci anni, cinque maschi e cinque femmine, passassero un anno a studiare nello stazione spaziale internazionale, istruiti dai migliori pedagogisti.»
«Sì, mandarono anche me.»
«Con la nostra serie di articoli, abbiamo intervistato gli altri membri della missione. Sei ancora in contatto con loro?»
«Abbiamo un gruppo Whatsapp, ma ci scrivo poco a dire il vero» dice il numero dieci, grattandosi la testa e continuando a fumare la sua sigaretta. Smoccola la cenere per terra.
«Il numero uno è in predicato di vincere il premio Nobel per l’economia.»
«Sarebbe il ragazzo indiano, vero? Cara persona.»
«La numero sette, dopo aver vinto uno slam di tennis, si è dedicata alla salvaguardia delle tartarughe marine, ormai in via d’estinzione.»
«Carla. Carissima ragazza.»
«Il numero otto…»
«So tutto sul numero otto.»
«Numero dieci, ci tolga dalle spine. Lei che ha fatto della sua vita?»
«Aspettate, devo prendere un posacenere.»
Va in cucina. Torna con una ciotola e delle lattine di birra.
«Volete?»
«Sono le undici del mattino.»
«Vi spiace se bevo?»
«Siamo a casa sua.»
Il numero dieci apre la lattina. Si accende un’altra sigaretta. Si gratta il capo.
«Cos’ho fatto con la mia vita. Bella domanda.»
«Voi partecipanti alla missione avevate a disposizione una borsa di studio illimitata. Potevate iscrivervi a qualsiasi università del mondo.»
«L’università. Sì, l’ho fatta, per qualche anno.»
«Cos’ha studiato?»
«Scienze sociali, mi pare.»
«Le pare?»
«Il periodo dell’università era un po’ confuso, se devo dirla tutta.»
«Perché aveva preso scienze sociali?»
«Non so. Il depliant dell’università mi era piaciuto.»
«Il depliant?»
«A casa ne mandavano di ogni. Da ogni parte. Quel depliant era carino. Mi piaceva la magnolia nella foto del cortile dell’università.»
«Le piaceva la magnolia.»
«Sì.»
«Per questo ha scelto scienze sociali.»
«Grossomodo.»
«Numero dieci, il numero quattro ha dedicato la sua vita allo riduzione delle testate atomiche.»
«L’università, dicevamo. Come periodo è un po’ confuso. Mi ricordo che il mercoledì sera si usciva. Ricordo anche che mangiavamo sempre spaghetti al tonno.»
«Spaghetti al tonno.»
«Sì.»
«È quello che ricorda dell’università?»
«Ricordo anche la magnolia. Mi pare che avevo… una fidanzatina. Andavamo lì a fare picnic.»
«Sotto la magnolia.»
«Sì.»
«Con quanto si è laureato?»
«Non ho preso la laurea.»
«Non è laureato?»
«No.»
«Cos’ha fatto dopo gli studi?»
«Per un po’ sono stato da mia madre.»
«È stato da sua madre.»
«Sì.»
«E che faceva?»
«All’epoca avevo le idee confuse. Guardavo la tv. Uscivo con gli amici del paese.»
«Perciò non lavorava.»
«No.»
«Né studiava.»
«Nemmeno.»
«Lei è stato nello spazio. Addestrato dai migliori pedagogisti…»
«Sì, ricordo di averlo fatto» risponde. Sembra infastidito quando gli parliamo della sua esperienza nel cosmo.
«Ora è ancora da sua madre?»
«No, no, ormai sono un adulto. Ho una casa mia. Ho anche un lavoro, sa?»
«Di cosa si occupa.»
«La stessa cosa che fa lei. Intervisto le persone.»
«Ah, capisco. Ora è tutto chiaro. Lei è un collega. Un giornalista. Come mai non ho mai sentito di lei, nell’ambiente? Sta lavorando sottotraccia a un’inchiesta che scoperchierà una santabarbara di corruzione?»
«Nulla del genere. Non sono un giornalista.»
«Ha detto che fa interviste.»
«Venite nel mio studio. Vi faccio vedere.»
Lo seguiamo. Anche lo studio è in disordine. La scrivania è disseminata di carte, lattine di birra e scarti di cibo.
«Questo è il questionario, vedete?» ci dice, mostrandoci un foglio con una lista di domande. «Devo intervistare le persone. Uso il telefono.»
«Lei fa interviste al telefono?»
«Sondaggi d’opinione. Non è un cattivo lavoro. Paga i conti.»
«Capisco, numero dieci.»
«Volete sapere altro da me?»
«Mi sa che abbiamo saputo fin troppo. Vediamo, non ha qualche  hobby? Non fa del volontariato, per esempio? Qualcosa… al servizio del prossimo?»
«Mi piace camminare.»
«Camminare.»
«Sì.»
«Dove cammina?»
«Mi piace camminare nel bosco.»
«Perché le piace tanto?»
«Mi piacciono gli alberi. E il silenzio. Insomma, non è proprio un silenzio. Ci sono i rumori della natura. È un silenzio pieno.»
«Le piacciono gli alberi, perciò.»
«Sì, e i suoni della natura.»
«Numero dieci, non vogliamo metterla in cattiva luce. Ci dia qualcosa di buono da usare per l’articolo.»
Il numero dieci sospira. Getta il mozzicone di sigaretta in una lattina di birra vuota. Si gratta la barbetta.
«Va bene. Le darò qualcosa per l’articolo, visto che le interessa tanto. Sa perché mi piacciono gli alberi?»
«Sentiamo.»
«Perché non parlano.»
«Non capisco.»
«Lei è mai stata nello spazio?»
«Naturalmente no.»
«Perciò non conosce il silenzio dello spazio profondo.»
«No.»
«È quello che cerco quando cammino nei boschi.»
«Il silenzio.»
«Ma la natura non tace mai. Niente tace, se non nello spazio.»
«Numero dieci, a lei piacerebbe tornarci?»
Sorride. Ci accorgiamo ora che ha gli occhi dolci.
«Chi le dice che me ne sia mai andato?»
https://domenicosantoro.art.blog/

Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

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Ciao @Domenico S.  Alla fine sembra che io scelga sempre un tuo racconto per il commento utile a partecipare al MI.
Domenico S. ha scritto: Il nostro reportage si chiude col numero dieci. Abbiamo visto come tutti i membri della missione, da noi intervistati nelle puntate precedenti, hanno avuto grande riuscita nella vita e si sono spesi perché il loro vantaggio beneficiasse il prossimo.
 Avrei speso due parole in più, per far entrare il lettore nel vivo della vicenda. Non ho visualizzato chi parla e nemmeno a chi vengono rivolte queste parole. Definirei la natura della missione.
Domenico S. ha scritto: Ricercatori, capitani d’industria, artisti di fama. La numero tre, come ricorderete, ha fatto avanzare la ricerca sulle cellule staminali. Il numero cinque è un rinomato artista d’avanguardia, le cui opere sono esposte nelle gallerie di tutto il mondo. La numero nove con è la dirigente di un’organizzazione no profit che combatte il cambiamento climatico
Questo sopra mi fa paensare a persone che hanno partecipato a un progetto e che tale esperimento li abbia messi in condizioni tali da fare grandi cose. Ma lasciare che si debba arrivare a questo punto del racconto:
Domenico S. ha scritto: lo riporto per i lettori che non hanno visto gli articoli precedenti delle serie  — prevedeva che dieci bambini di dieci anni, cinque maschi e cinque femmine, passassero un anno a studiare nello stazione spaziale internazionale, istruiti dai migliori pedagogisti.»
per capire che si tratta di un esperimento svolto nello spazio trent'anni prima e che i dieci erano bambini a quei tempi,  credo che non sia una buona idea. Rivedrei la cronologia dei fatti.
Domenico S. ha scritto: Ora è il tuo turno, numero dieci!
Sembra che il Numero Dieci sia presente e che venga interpellato nello stesso momento; come ripeto, però, non vedo ambientazione nè personaggi, non so chi sta parlando e a chi si sta rivolgendo.
Ora è il tuo turno,  lo cambierei con: ora è il turno del numero Dieci.



Comincio a capire da qui sotto, che lui è stato avvertito della visita dei giornalisti, ma tutto l'ncipit, comunque, non viene chiarito. Parlavano con lui al telefono? parlavano davanti a delle telecamere?
Domenico S. ha scritto: La sua casa è in apparenza dimessa, un villino di periferia con un giardino non troppo curato. Probabilmente il numero dieci è troppo preso dai suoi studi, dalle sue ricerche, dal suo lavoro al servizio del prossimo per curare questi dettagli. Ci è stato detto che non ha neanche creato una sua famiglia. Vediamo cosa avrà da dirci.
Suoniamo il campanello. 
Ho trovato un pò inverosimile  che i reporter non abbiano preso informazioni prima di recarsi da Numero Dieci. Quelli sanno sempre tutto di tutti. Tanto più che hanno pure una scadenza da rispettare.
Domenico S. ha scritto: Dobbiamo mandare il pezzo in redazione entro il pomeriggio.»
Domenico S. ha scritto: i presenta con una barbetta bionda, sfatta, e una vestaglia, come se si fosse appena svegliato,
Ti avevo citato tutti i passaggi più belli, le descrizioni, i dialoghi e altro ancora ma, con l'anteprima, le citazioni si sono ridotte ed è rimasta solo quella qui sopra. forse non si possono fare troppe citazioni in una sola. Spero che si capisca, dal commento qui sotto, quanto ho apprezzato quelle parti.


Hai creato un bel personaggio, bello ogni dettaglio e ogni sua parte nei dialoghi. Il protagonista buca lo schermo. Bravo, sono riuscita a immaginare tutto: la sua casa, come vive, come lavora, e quindi, dalle tue parole sono passate a me anche le sue priorità. Bello davvero ben fatto.
 
Domenico S. ha scritto: «A casa ne mandavano di ogni. Da ogni parte. Quel depliant era carino. Mi piaceva la magnolia nella foto del cortile dell’università.»
Cose insostituibili, come la magnolia, fanno parte della sua vita. Numero dieci apprezza gli sforzi degli altri partecipanti e non sminuisce per nulla i suoi e la sua vita. La sua è una filosofia di vita. Grande Numero dieci, Io lo ammiro.
Domenico S. ha scritto: «Per questo ha scelto scienze sociali.»
«Grossomodo.»
«Numero dieci, il numero quattro ha dedicato la sua vita allo riduzione delle testate atomiche.»
Al contrario dell'intervistatore che sottolinea i risultati del Numero Quattro.
Domenico S. ha scritto: «Chi le dice che me ne sia mai andato?»
Il finale, seppure molto evocativo mi è sembrato un pò sbrigativo. Il senso della sua battuta è rimasto intrappolato nelle tue dita o sulla tastiera?
Dagli una voce che lo scagioni dai pregiudizi di quelle persone, una frase che chi legga dica " Nacchio! ecco, questo sì che ha senso.
Mi è rimasto, alla fine un gran personaggio che non si è svelato del tutto.

Ok, ho finito di sproloquiare. La trama è un pò da aggiustare ma l'ho letto con piacere e come ti ho già detto amo questo tuo personaggio. Non lasciarlo lì a sorridere, ha delle potenzialità. Complimenti per la fantasia e al prossimo commento.
Grazie per la lettura.
 

Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

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Ciao @Domenico. S mi ritrovo a commentarti per vedere se riesco a postare. Devo ammettere che sei veramente prolifico nello scrivere e spazi con disinvoltura in diversi contesti. Come questo, particolarissimo.
Domenico S. ha scritto: Il nostro reportage si chiude col numero dieci. Abbiamo visto come tutti i membri della missione, da noi intervistati nelle puntate precedenti, hanno avuto grande riuscita nella vita e si sono spesi perché il loro vantaggio beneficiasse il prossimo. Ricercatori, capitani d’industria, artisti di fama. La numero tre, come ricorderete, ha fatto avanzare la ricerca sulle cellule staminali. Il numero cinque è un rinomato artista d’avanguardia, le cui opere sono esposte nelle gallerie di tutto il mondo. La numero nove con è la dirigente di un’organizzazione no profit che combatte il cambiamento climatico.
Ora è il tuo turno, numero dieci!
Un inizio senz'altro stimolante, che trasmette subito la curiosità per il prosieguo. Mi ha colpito che i membri della missione abbiano avuto esperienze così diverse, lasciando pensare che tale esperienza possa essere stata davvero speciale.
Domenico S. ha scritto: La sua casa è in apparenza dimessa, un villino di periferia con un giardino non troppo curato.
Metterei due punti dopo dimessa.
Domenico S. ha scritto: Probabilmente il numero dieci è troppo preso dai suoi studi, dalle sue ricerche, dal suo lavoro al servizio del prossimo per curare questi dettagli. Ci è stato detto che non ha neanche creato una sua famiglia. Vediamo cosa avrà da dirci.
Queste considerazioni già la dicono tutta...
Domenico S. ha scritto: «L’esperimento — lo riporto per i lettori che non hanno visto gli articoli precedenti delle serie  — prevedeva che dieci bambini di dieci anni, cinque maschi e cinque femmine, passassero un anno a studiare nello stazione spaziale internazionale, istruiti dai migliori pedagogisti.»
Oddio! Avrebbero anche potuto nascere dei mostri.
Domenico S. ha scritto: Sei ancora in contatto con loro?»
«Abbiamo un gruppo Whatsapp, ma ci scrivo poco a dire il vero»
No! Il gruppo Whatsapp no. Per delle menti geniali ci voleva qualcosa di più creativo....sarà che io non ne posso più. Fa bene a scriverci poco.
Domenico S. ha scritto: «Voi partecipanti alla missione avevate a disposizione una borsa di studio illimitata. Potevate iscrivervi a qualsiasi università del mondo.»
«L’università. Sì, l’ho fatta, per qualche anno.»
«Cos’ha studiato?»
«Scienze sociali, mi pare.»
Inizia a starmi molto simpatico questo numero dieci.
Domenico S. ha scritto: «Il periodo dell’università era un po’ confuso, se devo dirla tutta.»
«Perché aveva preso scienze sociali?»
«Non so. Il depliant dell’università mi era piaciuto.»
«Il depliant?»
«A casa ne mandavano di ogni. Da ogni parte. Quel depliant era carino. Mi piaceva la magnolia nella foto del cortile dell’università.»
«Le piaceva la magnolia.»
«Sì.»
«Per questo ha scelto scienze sociali.»
«Grossomodo.»
Non so se è una scelta ma sembra che mancherebbero alcuni interrogativi. Dopo depliant c'è, dopo magnolia e scienze sociali no. Ma forse volevi evidenziare le frasi che il giornalista riporta sul suo taccuino per l'intervista?
Domenico S. ha scritto: Mi ricordo che il mercoledì sera si usciva. Ricordo anche che mangiavamo sempre spaghetti al tonno.»
«Spaghetti al tonno.»
«Sì.»
Anche qui tornerebbe il dubbio, ma in effetti troppi interrogativi sarebbero fastidiosi alla lettura.


Domenico S. ha scritto: «Lei è stato nello spazio. Addestrato dai migliori pedagogisti…»
«Sì, ricordo di averlo fatto» risponde.
Beh, anche da questa risposta si percepisce la sua confusione.
Domenico S. ha scritto: «Ah, capisco. Ora è tutto chiaro. Lei è un collega. Un giornalista. Come mai non ho mai sentito di lei, nell’ambiente?
Forse toglierei nell'ambiente, mi sembra superfluo.
Domenico S. ha scritto: «Mi sa che abbiamo saputo fin troppo. Vediamo, non ha qualche  hobby? Non fa del volontariato, per esempio? Qualcosa… al servizio del prossimo?»
«Mi piace camminare.»
Ottima risposta, lo faccio molto anch'io

Molto bello, parte come esperimento sulla scia di qualcosa di già sentito. La cosa interessante è che tutti non sembrano stati colpiti dalla condizione in cui hanno vissuto: nello spazio. Sono solo influenzati dai super pedagogisti, come se il mondo potesse essere migliore se si hanno dei padri influenti.
Certo, aiuta. Ma l'animo umano del numero dieci viene sconvolto dall'ineluttabile vuoto dello spazio; da qualcosa che va oltre l'umano per cui tutto il resto diventa superfluo.
Una bella riflessione.
I dialoghi sono sempre molto stringati e scorrevoli, che ritengo un pregio.
Ciao, alla prossima.

Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

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@Alba359 Ciao, ti ringrazio per aver commentato il mio racconto. Le tue critiche mi sembrano molto puntuali. Dovendo riscriverlo, credo che cambierò il modo in cui sono introdotte le lezioni al lettore, e magari rivedrò un po' la forma. Inoltre, anche io non sono molto soddisfatto del finale, cercherò di esplicitarlo meglio. Sono contento che il personaggio del "numero dieci" ti sia piaciuto e che tu lo abbia trovato sfaccettato. Ti ringrazio per aver confermato i miei dubbi sui difetti di questo racconto.

@Kasimiro Ciao Kasimiro, grazie per essere passato di qui. Mi sembra che tu abbia colto il senso del racconto e le tue notazioni mi saranno molto utili per migliorarlo. In effetti a volte ometto i punti interrogativi, forse perché li ritengo stancanti, ma ci penserò su. Più o meno scrivo un paio di racconti al mese, niente di più, non so se posso considerarmi "prolifico." Grazia, a presto!
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Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

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@Domenico S. Questo testo è molto rappresentativo.
Non so cosa tu abbia voluto trasmettere ma ti spiegherò quello che è arrivato a me, come lettrice.
Corretto grammaticalmente, ha disegnato, in maniera precisa e puntuale, il personaggio, che mantiene una casa ed un lavoro. La sua vita è normale - che cosa è normale? -, la sua professione - fa l'intervistatore telefonico - e sconvolge tutte le convenzioni ed i pregiudizi, dei quali siamo intrisi. Non voglio con ciò affermare che dia una certa soddisfazione, tenere o mantenere l'ordine, ma lui vive bene così. Sembra non ricordare del suo passato o finge di non ricordare... Condurre una vita che è uguale a tante altre, lo differenzia dal gruppo di bambini lanciati nello spazio? Anche dell'università ricorda poco e gli rimane impressa solo la magnolia sotto la quale portava la fidanzatina di allora, a fare il  pic-nic. Gli spunti e riferimenti al mondo attuale - penso alla ricerca dell'eccezionalità, all'articolo che faccia scalpore - si evincono leggendoti.
Le figure degli intervistatori sono spassossime e, non nascondo, per me, quasi comiche. Il numero dieci sembra prenderli un po' in giro. Non ho letto altri tuoi racconti e, da questo, per me, la scrittura è molto piacevole: scorrevole, dialoghi serrati, molto efficace la stesura.
Il finale, in particolare l'ultima frase, non possiede la stessa verve di tutto il resto. Il significato sarà uguale,  la forma, il modo di dirlo sarà differente. So che troverai la formula più adatta e sostengo che nel testo ci sono tutte le caratteristiche, che cerco, personalmente, per divertire, oltre a far passare un messaggio. Spero di rileggerti!  

Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

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Ciao @confusa , ti ringrazio per aver letto e commentato il mio racconto. Sono contento che nel complesso ti sia piaciuto e che tu ne abbia colto lo spirito. Devo dire che, tornando indietro, anch'io cambierei il finale. Grazie del buon consiglio. Spero ci si rilegga presto, anche se, per motivi di impegni lavorativi e personali, ho avuto poco modo di frequentare il forum negli ultimi mesi. A presto!
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Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

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Domenico S. ha scritto:
La domanda è formulata male, per l'intervista sono andati a trovarlo a casa "sua", tutt'al più il giornalista avrebbe dovuto chiedere "Vive ancora con sua madre?" la donna, infatti, poteva anche trovarsi lì.  
A parte questo ho trovato la trama molto originale e la scrittura godibile. Forse nel finale avresti potuto osare di più, ma è evidente che il tuo protagonista sia a casa fisicamente ma non con la testa, quella è rimasta lassù, in orbita.

Piaciuto

Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

8
Domenico S. ha scritto: «Ora è ancora da sua madre?»
«No, no, ormai sono un adulto. Ho una casa mia. Ho anche un lavoro, sa?»
La domanda è formulata male, per l'intervista sono andati a trovarlo a casa "sua", tutt'al più il giornalista avrebbe dovuto chiedere "Vive ancora con sua madre?" la donna, infatti, poteva anche trovarsi lì. 

A parte questo ho trovato la trama molto originale e la scrittura godibile. Forse nel finale avresti potuto osare di più, ma è evidente che il tuo protagonista sia a casa solo fisicamente, mentre la sua testa è rimasta lassù, in orbita.

Bravo, piaciuto

Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

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Domenico S. ha scritto: ]

lo riporto per i lettori che non hanno visto gli articoli precedenti delle serie 


Credo che sia più appropriato "letto".

Una cosa che non ho apprezzato molto è l'eccessiva mole di dialoghi senza qualche approfondimento su cosa fa l'interlocutore o comunque qualche dettaglio. Ho avuto la sensazione di leggere quasi un reportage più che un racconto.

Domenico S. ha scritto:
«Mi sa che abbiamo saputo fin troppo. Vediamo, non ha qualche  hobby? Non fa del volontariato, per esempio? Qualcosa… al servizio del prossimo?»


Questo commento da parte del giornalista mi è sembrato un po' troppo colloquiale, capisco il proposito, cercando di immaginare la scena non ce lo vedo un giornalista a pronunciare queste parole.

Il colpo di scena finale mi è piaciuto perché permette di rileggere il racconto in una chiave del tutto diversa da quella iniziale, e senz'altro dona spessore al testo.

Per quanto riguarda lo stile, l'ho trovato un po' troppo asciutto, e io sono un sostenitore di uno stile privo di fronzoli, non mi ha permesso di immedesimarmi nella situazione, di respirare l'aria della stanza.

Quindi posso dire che l'idea è buona, forse l'avrei gestita in maniera differente. Per quanto riguarda grammatica e sintassi non ho trovato problemi.
Il mio canale Youtube
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Il mio sito web

Re: Ora è il tuo turno, numero dieci!

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Domenico S. ha scritto: Il nostro reportage si chiude col numero dieci del nostro gruppo speciale. Abbiamo visto come tutti i membri della missione, da noi intervistati nelle puntate precedenti, hanno avuto grande riuscita nella vita e si sono spesi perché il loro vantaggio beneficiasse il prossimo.
In grassetto, un suggerimento per specificare che si parla di un gruppo di persone speciali, pur mantenendo il segreto sulle caratteristiche dello stesso.
Domenico S. ha scritto: La numero nove con è la dirigente di un’org
ti è sfuggita una parola extra
Domenico S. ha scritto: Lei, trent’anni fa, è stato nello spazio.»
«Ricordo qualcosa del genere.»
«L’esperimento — lo riporto per i lettori che non hanno visto gli articoli precedenti delle serie  — prevedeva che dieci bambini di dieci anni, cinque maschi e cinque femmine, passassero un anno a studiare nello stazione spaziale internazionale, istruiti dai migliori pedagogisti.»
«Sì, mandarono anche me.»
«Con la nostra serie di articoli, abbiamo intervistato gli altri membri della missione. Sei ancora in contatto con loro?»
Perché passi dal lei al tu? Oppure sono due i giornalisti che parlano e l'approccio è diverso?
Domenico S. ha scritto: «Cos’ho fatto con la mia vita. Bella domanda.»
Ci andrebbe un punto interrogativo alla prima frase.
A proposito della vita che ha scelto di fare, perché hai trovato necessario infilarci la faccenda del disordine? Non mi sembra funzionale a delineare la personalità del personaggio del gruppo che più ha assorbito l'influenza di quel viaggio e di quell'esperienza nella stazione spaziale.
Oppure, potrei porti la stessa domanda in modo diverso: perché, con la faccenda del disordine, gli hai voluto dare una connotazione negativa? Oltre alla sua "modesta" professione rispetto agli altri nove?
Domenico S. ha scritto: «Ma la natura non tace mai. Niente tace, se non nello spazio.»
«Numero dieci, a lei piacerebbe tornarci?»
Sorride. Ci accorgiamo ora che ha gli occhi dolci.
«Chi le dice che me ne sia mai andato?»
Mi ha colpito il finale: bravo!
Forse, io avrei scritto:
Chi le dice che ne abbia bisogno?
Ma va bene il tuo epilogo. Meglio. @Domenico S. 

Scritto molto bene, il racconto incuriosisce il lettore quel tanto che basta per farlo leggere d'un fiato.
Ti ricordo più come poeta che come prosatore. Ma ti ringrazio per questo pezzo.  :libro:  
Di sabbia e catrame è la vita:
o scorre o si lega alle dita.


Poeta con te - Tre spunti di versi
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