Re: Ma quindi non esistono delle agenzie letterarie oneste e serie?

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Mid ha scritto: L'unico modo per ottenere condizioni simili è far crescere il mercato: che il paesino diventi città, e allora il minimarket avrà altre prospettive.
Purtroppo, credo che questo mercato malato sia diretta conseguenza di chi, un giorno, si è guardato bene intorno e poi si è alzato con l'intento di speculare. Di chi si è reso conto che riceveva centinaia di richieste da pseudo autori inadeguati ma con un ego spropositato, per cui, anziché stroncare sul nascere queste velleità malate, ne ha approfittato per crearne un business nuovo e più ricco.
Su quest'onda tragica è nata sia la Vanity Press, sia il comportamento delle agenzie, che per analogia hanno seguito la falsa riga degli editori. Hanno capito di guadagnare molto di più alimentando false speranze, piuttosto che vivere delle percentuali scarse di autori emergenti (perle rare), e di quelle piú appaganti ma minori in proporzione di autori già noti.
Di conseguenza, oggi rappresentano i pochi già sicuri, che piazzeranno facilmente perché in sostanza sono già piazzati (scrittori affermati, vip, altri personaggi pubblici, blogger, ecc...), oppure autori emergenti con un potenziale da affinare, ma che sono "sponsorizzati" dai propri rappresentati, quindi un tornaconto quasi certo a fronte di un minimo investimento.
In America, ma non solo, anche in altre parti d'Europa, sono stati molto più bravi a mantenere la barra dritta e non lasciarsi deviare dal canto delle sirene. Ma in Italia, si sa, siamo tutti degli Ulisse un po' malandrini, che hanno nel sangue l'arte di arrangiarsi.

Re: Ma quindi non esistono delle agenzie letterarie oneste e serie?

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@ElleryQ sono d'accordo che in Italia ci sia un problema nel mondo editoriale (più d'uno, in realtà).

Ma c'è un motivo se il termine "Vanity Press" è in inglese. Il mondo anglofono non è certo immune al "parassitismo editoriale" sugli autori.

Non è che altrove le CE "tengano la barra dritta", è la dimensione del mercato che la fa tenere dritta: più CE "serie" ci sono, più è facile per un autore trovarne una "seria" invece di una a pagamento. Idem per le agenzie.
Da noi le CE "serie" e con distribuzione importante si contano sulle dita di una mano. È ovvio che poi, per ignoranza o vanità, gli autori finiscano preda dell'EAP.

Ricordiamo che l'editoria "seria" e quella a pagamento soddisfano due bisogni distinti: la prima quello dei potenziali lettori di "leggere lavori decenti", la seconda quello degli aspiranti autori di "pubblicare". Talvolta i due bisogni si sovrappongono, e un'azienda può soddisfarli entrambi. Ma, più spesso, non si sovrappongono.

Re: Ma quindi non esistono delle agenzie letterarie oneste e serie?

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Mid ha scritto: Non è che altrove le CE "tengano la barra dritta", è la dimensione del mercato che la fa tenere dritta: più CE "serie" ci sono, più è facile per un autore trovarne una "seria" invece di una a pagamento. Idem per le agenzie.
Che il mercato straniero sia più ampio e i lettori forti di più, sono concorde.
Ma credo anche che in Italia, negli ultimi 30 anni, siano nate dal nulla CE e agenzie con questo "difetto genetico" e che siano divenute molte di più di quelle che definiamo "serie", saturando un mercato già piccolo e in crisi rispetto agli altri Paesi.
La Vanity Press sarà pure una parola inglese e il fenomeno può anche essere nato altrove, ma mentre altrove si è mantenuto in dimensioni minori rispetto all'ampiezza del mercato di riferimento, in Italia, a fronte di un mercato già piccolo, ha alimentato manie di grandezza di massa e intenti speculativi di imprenditori vari, molti dei quali si sono improvvisati editori/argenti senza esserlo realmente, ma solo perché hanno scorto un filone di opportunità.

Re: Ma quindi non esistono delle agenzie letterarie oneste e serie?

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ElleryQ ha scritto: La Vanity Press sarà pure una parola inglese e il fenomeno può anche essere nato altrove, ma mentre altrove si è mantenuto in dimensioni minori rispetto all'ampiezza del mercato di riferimento, in Italia, a fronte di un mercato già piccolo, ha alimentato manie di grandezza di massa e intenti speculativi di imprenditori vari, molti dei quali si sono improvvisati editori/argenti senza esserlo realmente, ma solo perché hanno scorto un filone di opportunità.
È il libero mercato: quando si apre una nicchia potenzialmente redditizia, nuovi attori economici si inseriscono per ottenere guadagni.

E ribadisco, la nicchia dell'EAP soddisfa un bisogno diverso rispetto a quello dell'editoria non a pagamento: offre un servizio per appagare la vanità dei clienti.
È un po' come pagare per salire sulle montagne russe, o per entrare in una escape room: alla fine in mano non ti resta niente, ma ti sei goduto una botta di adrenalina e puoi dire di averci fatto un giro.

Sul fatto che in Italia l'EAP sia un fenomeno di maggiori dimensioni, può essere, e non mi stupisce. Ci sarà pure una correlazione con il fatto che l'italiano medio appaia sempre in fondo a tutte le statistiche "culturali", europee, dalla scolarizzazione, alla lettura, alla comprensione del testo. Spesso la vanità è figlia dell'ignoranza.

Re: Ma quindi non esistono delle agenzie letterarie oneste e serie?

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Mid ha scritto: E ribadisco, la nicchia dell'EAP soddisfa un bisogno diverso rispetto a quello dell'editoria non a pagamento: offre un servizio per appagare la vanità dei clienti.
Su questo non ci sono dubbi, concordo appieno.
Mid ha scritto: Sul fatto che in Italia l'EAP sia un fenomeno di maggiori dimensioni, può essere, e non mi stupisce. Ci sarà pure una correlazione con il fatto che l'italiano medio appaia sempre in fondo a tutte le statistiche "culturali", europee, dalla scolarizzazione, alla lettura, alla comprensione del testo. Spesso la vanità è figlia dell'ignoranza.
E anche su questo, purtroppo!  :facepalm:

Re: Ma quindi non esistono delle agenzie letterarie oneste e serie?

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Va bene, però almeno dovrebbero smetterla con l'ipocrisia di volersi far chiamare "agenzie letterarie", se campano facendo altro. Quelle americane sono agenzie letterarie. Quelle italiane sono fornitori di servizi editoriali a pagamento: questo è il nome corretto. Esattamente come molte case editrici a pagamento più o meno mascherato, che case editrici non sono. Ci fosse almeno la correttezza minima di dichiarare di essere quello che si è, anziché far finta di essere altro. 

Re: Ma quindi non esistono delle agenzie letterarie oneste e serie?

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Darksy ha scritto: Ci fosse almeno la correttezza minima di dichiarare di essere quello che si è, anziché far finta di essere altro. 
Alcune lo fanno, si dichiarano apertamente solo Agenzie di Servizi Editoriali e affermano di non fornire rappresentanza. Forniscono servizi sia agli autori self, sia a quelli che vogliono partecipare a concorsi, o proporsi agli editori sentendosi più sicuri del loro manoscritto.
Alcune, invece, sono nate in partenza come Agenzie di Rappresentanza, poi si sono accorte di ricevere materiale inadeguato, o sul quale c'era da investire troppo tempo e editing, prima di proporlo agli editori, così hanno implementato i loro servizi. Pian piano, poi, come detto per le CE, su quest'onda hanno iniziato a proliferare le agenzie camuffate, che fingono di essere di rappresentanza, ma non vanno oltre il proporre (per venderli) servizi editoriali e corsi.
Ci sono anche quelle gratuite più piccole, neonate, fondate da ex editor o ex collaboratori di agenti più famosi, nate con tanta buona volontà ma con un eccesso di autostima, che purtroppo non hanno grande ascolto  o credibilità presso gli editori più grandi.
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