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Atrax robustus Pt.7

Posted: Wed Nov 12, 2025 7:01 pm
by Nightafter
[CE2025] Il silenzio di ferro - Costruttori di Mondi


Atrax robustus Pt.7



Ci volle oltre un'ora perché il tremito del corpo cessasse e la respirazione e il cuore ritrovassero un normale ritmo.
Ma lo shock era tutt'altro che cessato, quelle due serpi progettavano di ammazzarlo e impossessarsi dei suoi soldi, questo era un fatto che rendeva imperdonabile la loro tresca di amanti, non c'era unicamente quel vergognoso tradimento, c'era un criminale intento omicida.
Doveva difendersi e ripagarli della stessa moneta: li avrebbe uccisi.
Questo andava fatto, ma non sull'onda dell'ira del momento, era necessaria una studiata pianificazione, in maniera che risultasse punitivo, doloroso e al tempo stesso incidentale.
Senza che nessuno potesse sospettare una mano omicida dietro quelle morti, un delitto perfetto.
Iniziò a vagliare ipotesi con cui attuare quel disegno, rendendo proficua quell'attesa a cui era costretto, nell'attesa che gli schifosi finissero di fare i loro comodi.
Quando sua moglie venne a svegliarlo dal suo sonno simulato, seppe recitare una farsa perfetta.
Si mostrò assonnato e disorientato come fosse stato destato da un sonno profondo, farfugliò una frase di scuse confuse: - Scusami amore, devo essermi assopito, non so come sia successo.
Tranquillo – rispose lei con tono rasserenante – Sarai stato stanco come alle volte ti succede. Luigi, visto che dormivi, mi ha detto di darti il suo saluto ed è già andato via da un po'.
- Già Luigi, - aggiunse lui con un tono dolente - non siamo riusciti neppure a iniziare la partita a scacchi. Quanto mi spiace. Spero non si sia offeso, che figura imperdonabile ho fatto.
- Ma no, non preoccuparti, lui capisce benissimo e son cose che accadono. Giocherete un'altra volta, non c'è problema. - concluse lei.
Si apprestarono a mettersi a letto, lui si fermò a fare una doccia calda, lo avrebbe rilassato mentre continuava a immaginare metodi efferati per punirli e ucciderli.
Non gli era sufficiente la loro semplice morte, quella sarebbe giunta alla fine, ma doveva provocargli una sofferenza interiore pari a quella che gli avevano causato quella sera.
Dovevano patire un tormento prima della fine.

Mentre la schiuma da bagno scorreva sul corpo sotto il getto dell'acqua sentiva crescergli dentro una sinistra soddisfazione.
La cosa si era trasformata in una sorta di gioco del gatto col topo, nella quale lui non era più nella veste di vittima, ma in quella di un feroce, astuto felino. Un'idea di massima l'aveva già in mente, si trattava solo di mettere a punto ogni minuto particolare, non c'era fretta, avrebbe fatto ogni cosa per bene. Quando si infilò sotto le coperte lei dormiva già, la ginnastica delle ore precedenti sicuramente le conciliava il sonno.
Provava repulsione per il corpo al suo fianco un tempo molto amato, pensò a quanto sarebbe stato arduo mantenere un atteggiamento indifferente e pacato nei loro rapporti, da quella notte in avanti.
Doveva imporsi di non tradire mai la minima emozione.
Gli venne da pensare che sua moglie stava serenamente sognando del proprio amante, ignara di dormire col suo futuro assassino, trovò la cosa degna di un dramma scespiriano e sulle labbra gli affiorò un sorriso maligno.
La mattina dopo si alzò di buon umore e rinfrancato dal sonno della notte. Contrariamente a quanto avrebbe supposto nessun travaglio interiore gli aveva disturbato il riposo.
Come sovente accadeva sua moglie era già uscita per recarsi al lavoro.
Si sentiva tonico e con la mente lucida, pieno d'una energia che non provava da tempo, l'idea di avere un compito complesso e articolato da affrontare lo colmava di motivazione.
Lo attendeva una sfida vitale: doveva ammazzare quei due prima che loro ammazzassero lui e farlo in maniera insospettabile.
Aveva deciso che il primo a essere punito e ucciso sarebbe stato Luigi.

Questo per procurare a lei, artefice del loro progetto criminale, una cocente sofferenza.
Se lo amava come diceva, la morte di lui l'avrebbe straziata, avrebbe sofferto in maniera lacerante d'accompagnarlo alla tomba, senza poter esternare la reale ragione di quella sofferenza.
Avrebbe dovuto frenare la misura delle lacrime: fingere, limitare quel dolore agli occhi del mondo, perché il suo pianto doveva apparire per la perdita d'un caro amico, anziché il tormento per quella di un amore perduto.
Dopo, sarebbe venuto il tempo per lei che nulla avrebbe sospettato, e della scomparsa del suo amante poteva incolpare solo un destino crudele.
La prima cosa che fece fu di gettare tutte le bottigliette col suo amaro nel bidone dell'immondizia della cucina, poi si prese un ottimo caffè, si abbigliò di tutto punto e uscì per raggiungere l'ufficio.
Sarebbe stata una mattina densa di cose impegnative.

Nel percorso per raggiungere l'Università si fermò in un negozio di ricambi auto sul corso Duca degli Abruzzi, chiese al commesso una confezione di paraflu: ne scelse uno della Castrol da un litro, per quello che sarebbe servito ce n'era più che in abbondanza.
Giunse in facoltà intorno alle dieci del mattino, prese un secondo caffè al distributore automatico, salutò la propria assistente e si accomodò alla scrivania del suo ufficio.
Aprì la sua cartella da lavoro in elegante cuoio toscano bordeaux, regalo di sua moglie in un tempo ancora felice e ne trasse la propria rubrica con tutti i numeri telefonici accumulati in decenni.
Cercò quello dell'amico David Anderson, noto professore e biologo australiano. Un collega della più quotata facoltà di Entomologia di Sydney: il Department of Medical Entomology University of Sydney, col quale anni prima avevano lavorato lui e sua moglie, nel corso d'un progetto di cooperazione internazionale tra atenei:
Durante quel progetto il biologo australiano era rimasto in città per più di due mesi, loro due si erano esercitati nell'uso dell'inglese e lui in quello d'apprendere qualche rudimento di italiano.
Si era stretta tra loro una calorosa amicizia, più volte era stato loro ospite a cena o avevano trascorso amene serate conviviali in qualche ottimo ristorante della collina torinese.
Nonostante la grande distanza che li separava quel loro rapporto si era mantenuto vivo negli anni, non mancavano mai gli auguri scambiati telefonicamente per le festività natalizie e di fine anno.

Anche David da esperto entomologo era appassionato di aracnidi al pari della propria consorte.
Inoltre, sua moglie, lo chiamava all'occorrenza per uno scambio di informazioni tecniche e idee sulle loro materie di lavoro.
Quando a Torino erano le 10:30 del mattino a Sydney erano le 20:30 dello stesso giorno, l'Australia era praticamente dalla parte opposta del globo.
Gli spiaceva chiamarlo in un'ora al di fuori da quelle d'ufficio per chiedergli una cortesia, era probabile che fosse intento a cenare, ma in tal caso avrebbe chiesto la possibilità di richiamarlo a fine cena.
Sul cellulare compose il numero di Anderson, possedeva un piano “estero” sul dispositivo che gli consentiva quel genere di chiamate senza azzerargli il conto bancario.
Restò in attesa, mentre il roaming volava tra i continenti svolgendo il suo compito emettendo un suono diverso dal solito: era il tono particolare del collegamento con l'Australia.
Poi la voce di Anderson risuonò nel microfono dell'apparecchio.
- Pronto, con chi parlo?
La voce del collega era inconfondibile: fatta d'una cadenza rilassata e cantilenante, con vocali aperte e allungate, tipica della parlata inglese locale che appariva amichevole e informale, del tutto assente nella parlata britannica.
- Ciao David, sono Lorenzo Maria De Angelis, spero di non disturbarti data l'ora, come stai amico mio?
- Lorenzo! Ma che piacere sentirti, stavo giusto pensando di chiamarti uno di questi giorni. Io sto assai bene. Piuttosto dimmi di te e Ginevra, come ve la passate?
- Al solito, si lavora e si invecchia, poiché è l'unica cosa dell'esistenza che non si può evitare. Risero insieme del rilievo ironico.
- David, perdonami, ma ti ho chiamato per una cortesia che forse mi puoi fare. Premetto di sapere che per te e Meredith è ora di cena, quindi non voglio disturbarvi. Se mi dici quando posso richiamarti vi lascio cenare in santa pace.
- Non darti pena amico mio, questa sera con mia moglie abbiamo deciso di cenare fuori, ho fissato per le ventuno un tavolo al Fish At The Rocks, uno dei migliori ristoranti di pesce di Sydney. Sarò felice di portarci te e Ginevra quando, come nostri ospiti, vi deciderete a salire su un aereo e venire a trovarci. A Meredith ho molto parlato di voi sarebbe felicissima di conoscervi. Quindi tranquillo, dimmi pure cosa posso fare per te, lei si sta ancora toelettando e prima di mezz'ora non si esce di casa.
- Ok, sei gentilissimo, ti ringrazio. Cercherò d'essere breve: ricorderai sicuramente la passione che Ginevra nutre per i ragni?
- Come no! Rammento benissimo che avete una stanza di casa dedicata a ospitare le teche di ragni che colleziona, ricordo anche che si tratta d'un genere di collezione molto lontana dal tuo gusto, o sbaglio? – rise calorosamente.
- Non sbagli amico mio, io quelle bestiacce le detesto, tuttvia per amore di Ginevra le sopporto in casa nostra. Infatti è a tal proposito che vorrei chiederti una cortesia che forse mi puoi esaudire.
- Sono tutto orecchie, cosa ti occorre?
- Fra tre mesi cadrà la data del nostro anniversario di matrimonio e vorrei donarle qualcosa in più, oltre al collier di Bulgari che ho già adocchiato. So che le farebbe piacere ricevere un raro esemplare di ragno da aggiungere alla sua collezione.
- Capisco, mi sembra un'ottima idea, hai già pensato a quale esemplare potrebbe essere interessata?
- Infatti proprio per questo mi sono permesso di importunarti. Ho letto tempo fa che lì da voi siete letteralmente invasi dal “ragno dei cunicoli”, quindi mi chiedevo se puoi darmi indicazioni sul modo di procurarmene un esemplare?
- Mi stai parlando dell'Atrax robustus, uno dei ragni più aggressivi e velenosi presenti in natura, endemico dell'Australia e purtroppo assai presente nell'area di Sydney. Questo tra le 40 specie della famiglia Hexathelidae è l'unico, assieme al Hadronyche formidabilis, di cui il morso risulti fatale per l'uomo.

- Esatto amico mio, proprio quella simpatica bestiola. Pensi di sapermi dire come venirne in possesso?

(Continua)